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E' una delle idee per «difendere l'identità» emerse
dalle associazioni che guardano alle nostre radici
di Marina Grasso
C'è chi ce l'ha con la statua di Napoleone, chi è contro i partiti di destra e di sinistra che volevano connotare politicamente, in cambio della relativa sponsorizzazione, un festival celtico (poi organizzato con i giovani Padani di Padova), ma anche chi mette in rete programmi per rinominare in veneto il desktop del computer o chi si occupa di rievocazioni storiche. Ciascuno appassionatamente attivo nel suo specifico settore di studi, tutti a «riscoprire», «ritrovare», «valorizzare» le proprie radici. A voler difendere l'identità veneta.
Si è svolto a Villa Guidini di Zero Branco il primo incontro tra le associazioni che si occupano di cultura, storia e lingua veneta, organizzato dall'Associazione Veneto Nostro, che da un paio d'anni realizza «Raixe venete», trimestrale (rigorosamente in lengoa, di lettura non propriamente facile) che di politica e cultura veneta si occupa.
Una ventina di associazioni giunte da quasi tutte le province della regione si sono sedute allo stesso tavolo per incontrarsi e conoscersi, per presentare - ciascuna - i propri scopi e obiettivi, per aprire un dibattito sulla situazione attuale della cultura veneta e sulle possibili iniziative da avviare congiuntamente. Ma anche, e non da ultimo, per festeggiare con qualche giorno di ritardo l'inizio del nuovo anno dal momento che questo, secondo il tradizionale calendario veneto, inizia il 15 marzo.
Uno ad uno i rappresentanti di ogni associazione hanno presentato la loro attività, dopo aver ascoltato l'invito dei giovanissimi Patrik Riondato e Davide Guiotto (di Raixe venete), a lasciare le proprie idee politiche al di fuori dal consesso perché, spiegano: «Siamo qui per evidenziare i motivi che ci uniscono, non quelli che ci dividono».
Di politica non si parla. Si parla di identità. E all'ingresso, infatti, ci sono anche molti libri sul tema: tra cui quelli dell'ideologo dei Serenissimi, Giuseppe Segato.
Dal «giro di presentazioni» s'impara che il 12 aprile prenderà il via il «processo a Napoleone» istituito dai veneziani «Amici della storia e della legge», per il quale sono previste tre sedute (esposizione dei capi d'accusa, dibattimento e requisitoria) delle quali l'associazione veneziana ha sentito l'esigenza dopo l'arrivo a Venezia delle statua in marmo di Napoleone scolpita da Domenico Banti. Una statua che sembra voler dolorosamente ricordare la fine della Serenissima a chi non vuole rassegnarsi a questo destino che è un dato storico acquisito. Da un paio di secoli.
Ma si apprende anche che c'è chi punta soprattutto a difendere il territorio (veneto) e la sua vivibilità (da parte dei veneti), come l'associazione Padania ambiente. Nonché, a mo' di «consigli per gli acquisti», che i Tamorti sono un gruppo musicale che canta in veneto ed è disponibile ad intervenire alle feste delle varie associazioni (non specificate le tariffe ma distribuiti i biglietti da visita).
E anche se l'assemblea si fa sempre più familiare e sembra non voler solo rievocare il passato, bensì «costruire un futuro da veneti», l'obiettivo di ritrovare le radici piuttosto che guardare ai frutti sembra incombere sempre più su questa difesa dell'identità come volto a valorizzare gli individui soltanto in qualità di figli di una storia comune vissuta all'ombra del vessillo di San Marco. C'è da augurarsi che per gli studiosi di storia veneta più accorti, per coloro che hanno studiato la storia degli uomini e non solo dei veneti, per chi le identità cerca di difenderle tutte, non solo la propria, torni presto alla mente un proverbio che dice: «Gli uomini somigliano al loro tempo più che ai loro padri», del quale si è appropriato anche uno storico di quelli grandi per davvero come March Bloch («Apologia della storia»). Che è, però, un proverbio arabo e non veneto: forse no'l xe valido...