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i documenti de Raixe Venete EDITTI DEI RETTORI VENETI DELLA CITTÀ DI VICENZA
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di Mario Palazzi

La Repubblica Veneta nel corso della sua storia millenaria emanò leggi all’avanguardia per i tempi, se confrontate con quelle vigenti negli altri Stati europei, e il Patriziato, detentore del potere, fu equo nella tutela delle classi sociali più umili, oltre che degli stessi Patrizi ridotti all’indigenza. I sudditi, di ciò consapevoli, dimostrarono il loro affetto e la loro fedeltà al vessillo di San Marco nei giorni fatali del crepuscolo dello Stato Veneto: le Pasque Veronesi, e altri episodi di insorgenze al grido di “Viva San Marco”, ripetutisi per oltre un ventennio sull’Altopiano di Asiago, in Istria e in Dalmazia, dopo la caduta di Venezia, sancita il 17 ottobre 1797 con il trattato di Campoformido, documentano l’ostilità della maggioranza della popolazione nei confronti dei giacobini invasori e dei collaborazionisti locali, abbagliati dalle utopie rivoluzionarie. Le leggi venete in materia di Sanità furono ammirate persino dall’“Attila còrso”, come si autodefinì Napoleone, soppressore e predone dello Stato Veneto, cosi giudicato, con amara ironia, dai vinti: “I Francesi non sono tutti ladri, ma Buona parte sì!”. L’istituzione di un ufficio stabile di Sanità a Venezia risale al 1845: ancor prima, nel 1468, era stato imposto a cerusici e a barbieri l’obbligo di denuncia dei luetici; le cartelle cliniche furono introdotte nel 1580. Le disposizioni sanitarie vigenti nelle città della Terraferma, pur rispettando le autonomie locali (jus municipale) e i diritti stabiliti dalla consuetudine, ricalcavano quelle in vigore nella Capitale. Copia di una serie di editti in materia di Sanità, pubblicati tra il 1755 e il 1766, e registrati dal Cancelliere Gio. Battista XIV Palazzi, esavolo di chi scrive, sono conservati presso la civica Biblioteca Bertoliana di Vicenza, preziosa testimonianza delle condizioni igienico- sanitarie del tempo: a rimedi a dir poco singolari si affiancavano prescrizioni valide ancor oggi, se si pensi che il Regolamento d’Igiene del Comune di Vicenza, del 1930, ricalcava come impostazione quello dei Rettori Veneti. Gio. Battista Mario di Alvise, membro del Consiglio Nobile di Vicenza nel 1768, fu confermato nell’avita nobiltà, concessa il 4/4/1391 da Gian Galeazzo Visconti, con Ducali di Francesco Loredan (14/7/1752) e di Alvise IV Mocenigo (23/12/1778). Dalla moglie, Contessa Claudia Monza, ebbe Gregorio XV (n. 9/10/1776; m. post. 1828), che generò Gio. Battista Mario XVI (n. il 19/10/1804; m…), restauratore dei diritti feudali della famiglia Palazzi su Schiavon, vittoriosamente conclusi nel 1850 presso l’I.R. Corte di Appello di Venezia, dopo una serie di processi durati 13 anni. Il suo quintogenito, Pietro Angelo XVII, mio bisnonno (n. il 4/7/1836; m. il 16/9/1907) fu il primo Sindaco di Schiavon, dopo la proclamazione del Regno d’Italia. Ai tempi della Repubblica Veneta i funzionari veneziani stabili a Vicenza erano due Rettori o Sindici Inquisitori, due Giudici, due Cancellieri e alcuni burocrati. I Rettori, responsabili del potere legislativo, la cui carica durava almeno 16 mesi, erano il Capitanio, che svolgeva funzioni militari e finanziarie, e il Podestà, che fungeva da Giudice e da amministratore, collaborando obbligatoriamente con i Deputati di Vicenza in importanti mansioni. I primi editti in materia di Sanità furono pubblicati sotto la Rettoria di Domenico Baldi Podestà e di Ludovico Rezzonico Capitanio


FARMACISTI E MEDICI

(15/2/1755: Vincenzo Anguissola; Leonida Bissari; Ferdinando Gaetano Thiene Provveditori): Esaminato il “ricorso del Collegio de’ Specieri Medicinali perchè esercitar si possano nelle Specierie Medicinali quelli che fossero legittimamente approbati”, si ribadiva che solo i Farmacisti laureati erano autorizzati alla preparazione e alla vendita dei medicamenti, vietandone espressamente commercio e preparazione a “qual si sia persona, niuna eccettuata, Conventi, Monasterj, e luoghi simili”; si ordinava altresì al “Collegio de’ Signori Medici Fisici di stampare una lista de’ Medicamenti più usuali e necessarj, da mandare a tutte le Specierie, acciò cadun Speciere debba tenir di quelle robbe più o meno, secondo le forze”.


LA SETTA DE’ CINGANI

(22/5/1755: V. Anguissola; L. Bissari; F.G. Thie-ne Provveditori): l’ordinanza fu promulgata per “allontanare per sempre il numeroso, molesto concorso de’ Questuanti, Birbanti, e Pitocchi forestieri, vaganti per il Territorio, con pericolo di portar infezioni, specialmente negli Animali”; costoro, proseguiva il testo, “disturbatori nelle Chiese della pietà de’ Divoti, insultano colli moti più arditi le persone nelle pubbliche strade, riducendo a licenziosa professione d’impune scandalo, & all’infingardo mestiere di chi abborrisce impiego ciò che deve essere esercizio d’esemplare divozione”. Ai “Poveri naturali della città”, purchè muniti della Fede giurata del loro stato di indigenza rilasciata dal Parroco, veniva invece rilasciato gratuitamente un Bollo a stampa, da portare sul vestito, che consentiva di chiedere l’elemosina senza problemi; dello stesso privilegio potevano godere “Ebrei, Turchi & Eretici venuti in grembo di Santa Madre Chiesa, ed usciti dalla Casa de’ Catecumeni della Serenissima Dominante”. Intimato a “Nonzoli e Sacristani”, sotto pena di multa di 5 Ducati, di scacciare dalle Chiese i pitocchi molesti, l’editto ribadiva: “Non essendovi poi setta de Birbanti e Questuanti più peri colosa, e perniciosa, di quella che si chiama con il nome di Cingani (Zingari), li quali ben sovente in grosse partite di diverso Sesso con Armi, cani da presa, discendendo per lo più da parti anco infette dal male Bovino, si estendono con ardita licenziosità per il Territorio, e portandosi alla Botteghe e Case de’ poveri Villici, le depredano impunemente, e pongono in terrore li Abitanti, che non possono far fronte a truppe di gente armata e violenta, avvanzandosi inoltre a scellerati, dannevoli artefizj di sedurre e spogliare la gente inesperta co’ rei pretesti di falsi Medicamenti, di predizioni Astrologiche, e superstiziosi insegnamenti”, si ordinava, in caso di molestie da parte dei nomadi, di dare l’allarme con il tocco di Campana a Martello, sì da consentire il pronto intervento delle Forze dell’Ordine e l’arresto dei “settari”.


CONTRO LE FRODI NELLA MACELLAZIONE DEI SUINI

(19/11/1755: Gio. Battista Valmarana; L. Bissari; F.G. Thiene Provveditori): L’editto pubblicato “nella presente Stagione del Ma-cello de’ Porcini, che viene praticato tanto da Caselini, quanto da’ Particolari” (= privati), disponeva che le viscere degli animali abbattuti venissero esamina-te dal “Perito della Pubblica Notomia di Pusterla”, il quale verificava che le carni fossero di suino “D.O.C.”, dato che qualche “furbo” non disdegnava di frammischiarle con carni ovine o vaccine.


NORME PROFILATTICHE CONTRO LE EPIDEMIE DI MANDRIE E GREGGI

(30/4/1756: G.B. Valmarana; L. Bissari; F.G. Thiene Provveditori): “Per non mancare all’impegno nostro di conservare col Divino ajuto la specie Bovina e Pecorina esente da malori, cessata interamente per l’Iddio Grazia l’Epidemia nei Bovini nelle Austriache Provincie”, fu nominato in tutti i Paesi e Ville un Deputato di Sanità, responsabile del controllo dello stato di salute di mandrie e greggi condotte all’alpeggio; le bestie nostrane dovevano obbligatoriamente essere marchiate, sì da evitare il pericolo di importazione di animali esteri infetti.


CURATIVO AL VETRIOLO CONTRO IL “CANCRO VOLANTE”

(12/4/1758: Giacomo Trevisan Podestà e Vice Capitanio; G.B. Valmarana; Antonio Repeta; Alfonso Capra Provveditori): Essendo stato reso noto dall’Ufficizio di Sanità di Verona che era “penetrato in quel Territorio il Male della Vessica, o sia Cancro Volante nella Specie Bovina”, si interdiceva il commercio de’ Bovini col Territorio veronese, e si consigliava una nuova Ricetta a base di “Acetto, Olio di Oliva, Pepe, Vitriol di Cipro, Acqua di Salnitro, Teriaca, Radice di Genzana”, da usarsi in aggiunta agli immancabili salassi, per fregare e lavare la lingua della Bestia infetta. Una volta cessata la pestilenza, con un successivo decreto, del 6/7/1758, fu riammesso il libero commercio dei bovini.


NORME PROFILATTICHE IN PROPOSITO DI MALGHE E GREGGI

(5/5/1760: Andrea Renier Capitanio e Vice Podestà; Cristoforo Muzan; A. Capra; Pietro Conti Provveditori): Rifacendosi ai precedenti editti si davano disposizioni “in proposito delle Malghe e Greggi, che si portano a’ Pascoli Estivi sopra montagne tanto Suddite, quanto Estere, onde preservare, col Divino ajuto, il Territorio Vicentino, che n’andò esente, dall’epidemico Morbo la Specie Bovina, che ne fù afflitta in più Provinzie di questo Serenissimo Dominio”. I successivi 7 editti, pubblicati dal 15/4/1762 al 30/4/1766, furono stampati sotto il Rettorato di Francesco Paruta, Podestà e Vice Capitanio, e il Provveditorato in un primo tempo di Lodovico Gaetano di Tiene, Alessandro Piovene, P. Conti, e successivamente di Niccola Ferdinando Sessi, Parmenione Piovene e Francesco Angelo di Velo. L’editto del 27/5/1762 aggiornava le “Tariffe de’ Pagamenti spettanti alla Cancelleria della Sanità di Vicenza”, invariate dal 1714(!), gli altri fornivano disposizioni contro le ricorrenti epizoozie del bestiame: l’ordinanza del 15/4/1762 conteneva la ristampa del Proclama del Magistrato Ecc.mo alla Sanità di Venezia dell’ 1/6/1758, essendosi manifestata in alcune Ville dell’Istria una nuova epidemia di Cancro Volante: “una volta scoperta la Vessica, questa dovrà tagliarsi prontamente con una Moneta d’Argento … indi trattata con Aceto, Aglio, Pevere, Sal, Mele, Catrame, Verderame”, oltre ai salassi… Nel caso che una terapia d’urto così drastica non avesse funzionato, si suggeriva una cura alternativa: “Se l’Animale si dimostra di mala voglia, cogli occhj che divengon lacrimanti, … arguir si può che la Vessica sia interna: scoperto il male, si trovò utile sin’ora il rimedio di romperla coll’insinuare nell’Oreficio interno dell’ Ano una mano ben unta di Botirro” (!!). Altre ordinanze, dello stesso tenore, imponevano la “segregazione della Manze discese dalla Laste Basse nell’Autunno prossimo passato, essendo stati alcuni Animali Bovini colpiti dal Morbo detto Polmonara, che diede la morte a diversi Capi”, e ponevano sotto sequestro cautelativo una mandria di circa 200 manze, proveniente da quelle zone, menata dal “conduttor Giacomo Cogolan dal Casotto”. Gli ultimi tre proclami rintracciati furono pubblicati tra l’estate e l’autunno del 1766, sotto la Podestaria e Vice Capitaniato di Antonio Lorenzo Soranzo, e il Provveditorato di P. Piovene, F.A. di Velo e Lodovico Trissino, quest’ultimo sostituito, nell’ultimo editto, da Ferdinando Gaetan Thiene Franceschini. A partire dal 1758 G.B. Vendramini Mosca aveva rimpiazzato il Lavezari, Stampator Ducale degli anni precedenti.


NORMATIVE IN MATERIA DI AFFITTACAMERE

(31/7/1776): “Riflessoci da Nob. Provveditori alla Sanità l’ammasso considerabile de Pitocchi, Birbanti e Questuanti forestieri fattosi in questa Città ad onta dei … rispettabili rissoluti Proclami dell’ Ecc.mo Magistrato alla Sanità di Venezia, ed altri co’ quali fu perpetuamente bandita tale sorta di gente, materia peculiare degl’Uffizj di Sanità della Terra Ferma” si deliberava quanto segue: “I) s’intendano perpetuamente banditi entro tre giorni tutti li Pitocchi, Birbanti, e questuanti Forestieri di qualunque età e sesso, spirato il qual termine, quando vengano scoperti, non sarà praticata alcuna indulgenza, ma saranno puniti, giusto al rigore delle Leggi, con Prigione, Galera, Corda, Berlina, o altre a misura del sesso e dell’età. II) Affittaletti, Cameranti, Osti, Locandieri colli Albergatori tutti che dassero alloggio o ricovero (ai succitati individui) … saranno irremissibilmente puniti in caso di difetto, oltre le pecuniarie, essendo Uomini, con tre tratti di corda, ed essendo Donne, con l’essere poste in Berlina. III) Siano tenuti nel termine di giorni tre gli Affittaletti … che dassero alloggio o ricovero a Povere Persone, Operari, Mercenari, Miserabili … a darne nota a quest’Uffizio di Sanità, senza che risentano alcuna spesa, dovendo specificare il suo nome, cognome, professione e contrada. IV) Non dovranno tenere, e per conseguenza affittare più di due letti per luogo, Camera o Stanza, nè dormire più di due Persone per letto, onde non si generi lezzo, e fetore” (!!!)


I N.A.S. DELLA SERENISSIMA IN MATERIA DI FARMACI SCADUTI

(2/8/1776): Riscontrato il persistere di irregolarità nella conservazione dei farmaci, fu ristampata la Terminazione del Magistrato alla Sanità di Venezia del 2/10/1750: “essendovi sospetti pur troppo fondati che nella Terra Ferma non si mantengano nelle Speciarie Medicinali in buona qualità le Droghe, li Composti, li Balsami e tutte le altre cose destinate come rimedj a tuttelare la Comune Salute, e dubitandosi che vi siano altri abusi contrarj alle Leggi, si risolve questo Magistrato alla Sanità di voler provvedere … perchè siano espurgate, e che tali si mantengono, le Speciarie Medicinali da quelli Semplici, e Composti, che col tempo si siano resi guasti e imperfetti, onde al caso di usarli non abbiano a riuscire innoperosi, e alle volte anche nocivi… Li Proveditori alla Sanità ordinano che in ogni Città, Castello e Terra, dove vi sia Ufficio di Sanità, debbasi almeno una volta all’anno praticar le visite alle Speciarie Medicinali d’ogni respettivo Territorio; dove non vi siano Ufficj formali di Sanità, doverà supplire l’Ufficio di Sanità della Città principale, col fare un esame diligente & esatto a tutti i Semplici e Composti della Specieria alli Recetarj, alle Filze, e Libri delle Medesime. Queste visite doveranno esser praticate sotto la direzione del Pubblico Rappresentante, che doverà destinare due Proveditori dell’Ufficio di Sanità, il Proto Medico, o sia Prima Medico, con quelle altre assistenze che fussero credute dallo stesso opportune”. Adeguate sanzioni pecuniarie erano previste per i responsabili di abusi o mancanze.
ORDINANZA DI MACELLAZIONE DEI SUINI SOLO NELLE STAGIONI CONSENTITE
(26/9/1766): La ristampa della Terminazione del Magistrato alla Sanità di Venezia del 9/10/1751 prescriveva che, “essendosi assai volte cambiato il tempo di usare le Carni Porcine, sempre pericolose all’umana salute … solamente dopo il giorno della Commemorazione de’ Morti, e non prima, sia permesso ad ogni uno, così in questa Città che nella Terra Ferma, l’ammazzare o fare ammaz- zare Animali Porcini per cibarsene e far insaccare le Carni, continuando sino al giorno ultimo di Carnovale, al qual tempo resta sospesa la presente permissione”. In caso di trasgressione il reo sarebbe incorso nella “pena di Ducati Venticinque, da essergli levata irremissibilmente, e disposta a favore dell’Accusatore … oltre le altre pene maggiori, ad arbitrio di Sue Eccellenze”. La rilettura degli antichi editti fa rilevare come normative impartite quasi 250 anni fa in materia di abusivismo farmaceutico, frodi alimentari, zooprofilassi, siano oggi-giorno quanto mai attuali: i sequestri di farmaci falsificati o scaduti e le sofisticazioni degli alimenti, trattati con conservanti e coloranti dannosi, quando non cancerogeni, fanno purtroppo parte della cronaca quotidiana. Le furberie dei contadini, che mescolavano carni bovine e suine, sembrano marachelle, confrontate con le azioni di quanti, per auri sacra fames, esecranda avidità di soldi, hanno costretto gli erbivori ed alimentarsi contro natura, ingurgitando farine di origine animale, e sono moralmente responsabili della diffusione dell’encefalopatia spongiforme, il morbo della mucca pazza. I nostri predecessori ignoravano l’esistenza di batteri, virus e prioni, e disponevano solo di rimedi empirici e di piante medicinali, tuttavia avevano già intuito che per circoscrivere le epidemie del bestiame era necessario isolare gli esemplari contagiati e disinfettare le stalle. Per quanto riguarda infine l’ordine pubblico, la sicurezza dei cittadini e la certezza delle pene risultano più aleatori oggi che ai tempi della Repubblica Veneta: la “setta de’ Cingani” non ha perso l’antico “vizio” del furto; le “sette de Birbanti forestieri” si sono specializzate chi nello spaccio di droga, chi nel traffico illegale della prostituzione, chi in altre attività illecite, e si è ramificata la grande criminalità organizzata, fenomeno un tempo ignoto al Veneto: confrontata con l’antica Serenissima, l’attuale repubblica risulta ben poco “serena”… Stiamo vivendo in un periodo storico nel quale, parallelamente alla diffusione del consumismo, sono cresciute l’insoddisfazione e l’inquietudine, poichè gli pseudo-valori, quotidianamente propinati alla messe delle emittenti televisive e dai rotocalchi, sono solo idoli vuoti; i veri valori, sui quali si fonda la nostra civiltà, veneta e italiana, sono sempre gli stessi: Dio, Patria, Famiglia. Potremo realmente progredire, e guardare al futuro con un po’ di ottimismo, solo se riscopriremo il nostro passato, riconquistando quanto di buono e di utile ci hanno trasmesso i nostri antenati.

Bibliografia essenziale:
Codice Palazzi: documenti e Ducali dal 1404 c al 1850 (ms). F. Tomasini: Veridica origine di tutte le famiglie nobili di Vicenza (ms. in Bertoliana, 1698). G. Màntese: Memorie storiche della chiesa vicentina, vol. V (Accademia Olimpica, 1982, Vicenza). M. Palazzi: I Palazzi, seicento anni di storie vicentine in un albero genealogico (G. di Vicenza 4/4/1991). G. Dellai: Schiavon e Longa (Eridano ed., Vicenza, 1994). M. Palazzi: Schiavon, metti una sera a cena col Feudatario (Italia reale, anno XXXI, n. 2, feb. 1997). O. Candiago: L’aquila dei Palazzi volò sul feudo per 580 anni (Domenica di Vicenza, anno IV, n. 18: 1/5/1999).


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