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i documenti de Raixe Venete La voce della Dea - di Federico Moro
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dal Giornale di Vicenza


Un romanzo "storico" sugli antichi veneti
di L. Zonin

Lo scrittore veneziano Federico Moro
è stato ospite della biblioteca di Sossano
per presentare il suo libro "La voce della Dea -
L'avventura degli antichi veneti",
pubblicato dalle Edizioni Helvetia.
Fedele alla matrice classica e storica
che sta alla base della sua formazione,
Moro ha confezionato un romanzo avventuroso
e fantastico che contiene però precisi riferimenti
sul modo di vivere delle popolazioni venete
del periodo compreso tra il terzo
e il quarto secolo prima di Cristo.

L'idea per il libro gli è venuta
visitando i resti di un antico santuario
che sorgeva ad Este, l'antica Ateste
(nome che deriva dal fiume Adige, Athesis,
il cui corso un tempo passava per la cittadina padovana).

Qui i paleoveneti veneravano la dea Pora-Reitia
e proprio la sacerdotessa del tempio, Nerka Trostiaia,
è la protagonista della storia raccontata da Moro.

È la vestale
che organizza la resistenza del suo popolo
contro le orde dei Galli Boi, invasori spietati e crudeli
che, giunti dal nord,
si spingono verso il Po seminando morte e distruzione.

Ad onta della loro matrice barbara,
i Galli hanno stretto alleanza
con alcune divisioni greche giunte da Sparta
e insieme insidiano la pace
delle comunità venete di pianura.

Sarà il coraggio di Nerka,
ispirato dalle premonizioni della dea,
a condurre i paleoveneti alla vittoria finale.
La vicenda ha una certa credibilità storica
attribuita ad un passo di Tito Livo,
che nel decimo libro delle sue Storie
riferisce appunto di razzie di mercenari celti e greci
a danno dei Veneti.

Sgombrando subito il campo
da interpretazioni pseudo politiche di attualità
prefiguranti connessioni con il mondo celtico/leghista,
l'autore ha precisato che il suo romanzo
ha lo scopo di trasmettere,
attraverso lo strumento della narrativa epica,
i "valori intangibili" che i veneti antichi
ponevano a fondamento della loro esistenza.

Per questo - ha spiegato -
i caratteri sono così ben delineati,
con i buoni tutti da una parte e i cattivi dall'altra.
L'importante era far capire che i principi di libertà,
giustizia, indipendenza e coraggio
sono degni di gloria e che qualunque interferenza
- morale o pratica - tesa a ledere questi valori
deve essere decisamente combattuta e vinta.

Altro aspetto
che l'autore ha voluto evidenziare nel suo lavoro
è l'importanza del ruolo femminile
nell'antica civiltà veneta.
Non solo la circostanza di un santuario
dedicato ad una dea,
ma anche le testimonianze storiche,
accreditano alle donne una posizione di tutto rispetto
all'interno di quella società.
Le donne potevano essere proprietarie
e titolari di attività economiche,
godevano insomma di un'autonomia
e di un'indipendenza decisamente in controtendenza
rispetto alle abitudini dell'epoca.

Infine,
un altro elemento fondamentale del romanzo di Moro
è l'acqua.
Stretta tra il Garda e l'Adriatico,
solcata da grandi fiumi,
la terra Veneta è un tutt'uno con l'acqua,
sia essa salata di mare,
dolce di monte e di pianura
o sulfurea delle terme
che già allora esplicavano le loro virtù medicamentose.

Ed è nell'acqua, offerta dalla sacerdotessa Nerka,
che la dea Pora Reitia trasmette i suoi messaggi
e indica ai Veneti la strada giusta verso la salvezza.

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