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i documenti de Raixe Venete LA CORSICA E L'INDIPENDENZA
stanpa adeso STANPA

Di seguito vengono presentati alcuni testi pubblicati sul sito http://www.rivistaindipendenza.org


Definire liberamente e armoniosamente le regole e i principi che reggeranno la società corsa del domani, la Corsica Indipendente

Sono le parole che ostacolano e i nazionalisti non hanno mai esitato a metterle avanti, non per semplice gusto della provocazione, ma perché esse veicolano ciò per il quale noi ci battiamo da sempre, la nostra identità nazionale.
I Corsi hanno sempre avuto un forte attaccamento a questa identità, e ciò malgrado la potenza devastatrice del sistema educativo francese. Chi non ricorda i racconti di un nonno che ripensa alle bacchettate inflitte dall’istitutore ogni volta che una parola corsa gli scappava durante la lezione? Ovunque si siano trovati nel mondo , anche al tempo in cui costituivano lo zoccolo della politica coloniale francese, i Corsi hanno sempre sentito il bisogno di ricostituire una comunità intorno a una identità sempre rinnovata. Nazionalisti, quando noi ci siamo affermati come tali, all’inizio degli anni ottanta, il termine ha provocato delle vere agitazioni, scioccando anche dei grandi spiriti che vi hanno visto a sproposito perfino il risorgimento di in irredentismo, o ancora i segni del peggiore dei tradimenti verso la "nazione-madre", la sola che meriti, la Francia...
Vent’anni dopo, e che vent’anni nella storia di un Popolo, tutte le rivendicazioni del nazionalismo corso sono oggi riprese, senza paura e senza vergogna verso l’insieme degli uomini politici corsi, i più fedeli alla Francia e al sacrosanto principio dell’indivisibilità della Repubblica.
Tutti parlano oggi di statuto fiscale derogatorio, d’insegnamento della lingua corsa, di POSICOR, vedere il riconoscimento del Popolo Corso, che la maggioranza tra loro ha votato nel 1988.
Inoltre, questo nazionalismo, che ispirava tante paure ai suoi inizi, ha raccolto alle due ultime elezioni territoriali, più del 25% dei voti espressi nel 1992 e quasi altrettanto all’ultimo scrutinio malgrado tutti gli attacchi di cui è stata fatto oggetto. In questa fine di secolo, ci sono diverse migliaia di Corsi che affermano forte e chiaro la loro volontà di fare rinascere la sola Corsica, che merita, che esiste e per la quale ci si batte, la Corsica Nazione, libera e sovrana.
Può sembrare ridicolo agli occhi dei tecnocrati parigini, è in ogni caso sufficiente affinché rinasca la Corsica di Paoli e di Sanbucucciu. Oggi la Concolta Nazionalista Ha deciso d’affermare chiaramente la sua scelta d’indipendenza nazionale della Corsica, come la sola applicazione concreta delle riflessioni portate avanti da qualche anno intorno agli spazi di sovranità, necessari alla sopravvivenza del Popolo corso. Questa scelta permette così di togliere ogni ambiguità su di un nazionalismo che avrebbe potuto accontentarsi di surfare sulle onde di un regionalismo alla francese, senza osare di affrontare il problema reale dell’esercizio della sovranità da parte di questo Popolo. La verità è che lo Stato Francese ha fatto di tutto da qualche anno per respingere questa scadenza e per impedire che la Costituzione la consenta, sullo zoccolo della rivendicazione dell’Indipendenza Nazionale da parte di una vasta unione popolare. Non ha esitato ad usare i mezzi più bassi allo scopo di distruggere il Movimento Nazionale, ma i fatti sono là, esso ha fallito. La scelta dell’indipendenza nazionale permette anche al Movimento Nazionale di diffondere i temi maggiori che sono i nostri e che daranno gli strumenti ai Corsi di determinarsi in tutta coscienza non per una separazione dalla Francia ma per una evoluzione reale la sola che darà loro e solo a loro le possibilità e i mezzi d’esercitare pienamente e liberamente l’insiema dei loro diritti e di concretizzare le loro scelte in tutte la sfere della vita di una nazione, politiche, economiche internazionali, sociali e culturali. La Concolta Indipendentista avrà a cuore nei mesi futuri di lavorare all’elaborazione con tutti i nazionalisti che desiderano, di un progetto politico coerente che sarà sottomesso all’approvazione del nostro Popolo.I Corsi devono allontanarsi dalla ricerca di uno stato di diritto fabbricato da altri e imposto con la forza, per attaccarsi a definire liberamente e armoniosamente le regole e i principi che reggeranno la società corsa del domani, la Corsica Indipendente.


CONCOLTA INDIPENDENTISTA L’INIZIO DI UN’ERA

La scelta fatta da più di duecento militanti di cambiare la denominazione della Concolta Nazionalista non risponde né a un fenomeno di moda né a un tentativo di creare un avvenimento madiatico di circostanza.
Corrisponde alla necessità, per il Movimento Nazionale, da quando il Popolo Corso ha rinforzato e ancorato la sua legittimità con lo scrutinio dei territoriali, di passare a una tappa superiore, quella della definizione di un quadro politico che contiene l’insieme delle nostre proposte per la Corsica del domani. Abbiamo la convinzione che il solo accesso all’ Indipendenza nazionale ha il carattere di dare al Popolo Corso la padronanza dell’insieme dei suoi diritti nazionali. L’inganno consisterebbe nell’affermare che domani il riconoscimento del Popolo Corso sia ammessa dalla Francia senza che siano presi in considerazione i diritti inalienabili che vi sono annessi. Ogni volta che la Francia è stata costretta a decolonizzare, essa ha obbligatoriamente riconosciuto il fatto coloniale, valutato la riparazione storica che ne consegue, contribuito al ristabilimento dell’esercizio della sovranità delle nazioni interessate.
La rivendicazione d’Indipendenza che è la nostra ha dunque come doppia finalità, di convincere per la via democratica il Popolo corso della necessità di dotarsi dei soli strumenti suscettibili di garantirgli un avvenire di pace e di prosperità, e di portare la Francia ad impegnarsi in un processo di decolonizzazione che permetterà la fine della violenza politica.


CORSICA NAZIONE

Corsica Nazione è organizzata localmente in "Cumitati di Rughjoni", comitati di regioni che coprono l’insieme del territorio corso e riuniscono diverse migliaia di aderenti.
Nel 1992 e nel 1998, CORSICA NAZIONE è stata presentata sul piano elettorale. Malgrado la frode e un corpo elettorale composto in gran parte di elementi non locali, CORSICA NAZIONE ha totalizzato il 10% dei voti al momento dell’elezione dell’assemblea di Corsica nel marzo scorso. Essa dispone oggi di un gruppo di cinque eletti in questa assemblea e di numerosi eletti municipali in diversi comuni della Corsica. Accanto a CORSICA NAZIONE, delle organizzazioni sindacali e associative lavorano sul terreno sociale: A Federazione di i Travagliadori indipendenti (FTI), l’Associu Corsu di a Salute (ACS), l’Unione di i Travagliadori Corsi (UTC), l’Associu di i Consumatori Corsi(ACC).


RIEDIFICARE I FONDAMENTI DELLA NAZIONE

CORSICA NAZIONE è un movimento popolare che si da per scopo la ricostruzione dei fondamenti della Nazione Corsa.
La riflessione, le proposte e l’azione sono affidate ai Cumitati di Rughjoni, auto-organizzazioni di popolo corso dirette a favorire l’esercizio della democrazia diretta.
Il rifiuto dello stato francese d’intraprendere una soluzione negoziata rivela che esso è pronto a tutto per farla finita con il Popolo Corso. Questa situazione deve essere portata a conoscenza delle istanze internazionali affinché esse sappiano che sorte è riservata al nostro popolo.


IL PROGETTO POLITICO DI CORSICA NAZIONE

Si tratta di un progetto di sovranità di cui tutte le proposte mirino a spezzare i legami di dipendenza e porre il Popolo Corso nella situazione di scegliere liberamente il suo destino compreso se la si auspica attraverso l’Indipendenza Nazionale piena e intera. Queste proposte si articolano intorno a quattro rivendicazioni fondamentali :

Riconoscimento del Popolo Corso :

Dalle loro elezioni, gli eletti di CORSICA NAZIONE all’Assemblea di Corsica hanno depositato una mozione in questo senso. Quest’ultima che deve essere esaminata a settembre, può, nel caso venga adottata costituire il preludio a una soluzione politica portatrice di pace

Sviluppo economico:

CORSICA NAZIONE raccomanda uno sviluppo economico identitario e controllato dai Corsi con l’ausilio di due strumenti specifici che sono lo statuto fiscale e il codice degli investimenti.

Sviluppo Culturale:

CORSICA NAZIONE milita in particolar modo per l’insegnamento della lingua corsa e per la sua ufficializazzione.

Sviluppo Istituzionale:

Avendo lo statuto attuale mostrato i suoi limiti, è indispensabile modificare il quadro istituzionale corso, sopprimendone i consigli generali e aumentandone in modo significativo le Prerogative dell’Assemblea, dandogli così delle capacità legislative che gli conferiranno i primi attributi della nostra sovranità.

SITO INTERNET
Da più di un anno, CORSICA NAZIONE è su INTERNET. Ci si può connettere componendo l’indirizzo seguente:
www.corsica-nazione.com
Visitate il nostro sito che, a parere degli informatici e degli utenti, è rapido e presentato in modo attraente.


MOZIONE DEPOSITATA DAL GRUPPO CORSICA NAZIONE DAVANTI ALL’ASSEMBLEA DI CORSICA

MOZIONE SEMPLICE

Considerato che la questione del riconoscimento del Popolo Corso è al centro di ciò che si è soliti definire "il problema corso ".
Considerato che dalla risposta che vi sarà data deriveranno degli orientamenti in materia economica, culturale e sociale.
Considerato che questa questione ha in forte valore politico e simbolico.
Considerato ch’essa condiziona specialmente la fine della violenza politica.
Considerato che il riconoscimento del Popolo Corso è stato votato dal 1988 dall’Assemblea di Corsica e nel 1991 dal parlamento francese stesso.
Considerato che la volontà politica affermata da queste due istituzioni non può vedersi opposta la posizione del Consiglio Costituzionale, organismo senza legittimità popolare.
Considerato che lo stato attuale della Costituzione francese non può, in ogni modo, costituire un ostacolo serio, essendo sempre prevista, se il caso lo richiede, un procedimento di revisione.


L’ASSEMBLEA DI CORSICA

Richiede solennemente al governo francese di mettere in opera ogni percorso che conduca al riconoscimento giuridico del Popolo Corso tale come è stato definito dalla deliberazione del 1988.


FEDERAZIONE DEI TRAVAGLIADORI INDIPENDENTI (F.T.I.)

La parola al segretario generale
Presente sul terreno ogni volta che ciò era necessario, spesso a l’iniziativa di operazioni comuni all’insieme del paesaggio socio-professionale (conflitto SNCM, POSEICOR, conflitto dei pescatori, piattaforma di resistenza, cellula di crisi contro le misure Juppé, ...), in contesti a volte molto difficili, la F.T.I. ha ritirato la sua missione di federare gli attori economici corsi. Missione che consiste essenzialmente nel prendere in considerazione l’interesse del numero più grande a detrimento di ogni pratica corporativista o di categoria.
La F.T.I. si è ugualmente preoccupata al problema sociale intervenendo da quando è possibile per ristabilire il dialogo prima che ne derivi un conflitto.
La F. T. I. continuerà ad esercitare questo lavorodi fondo in ogni circostanza, anche se in passato non ha sempre ricevuto il sostegno militante che ci si aspettava ( occupazione del "Danielle Casanova" ).
I mesi che verranno saranno molto difficili per l’economia della Corsica. Secondo le cifre del tribunale del commercio, se si applica in Corsica il diritto alla lettera, l’80% delle società saranno costrette a depositare il loro bilancio.
L’assenza di un quadro economico adatto alla realtà della nostra isola si fa crudelmente risentire. Tutte le misure adottate fini ad ora si presentano, come avevamo annunciato, totalmente inefficaci.
La F.T.I. dovrà, nel prossimo futuro, pesare con tutto il suo peso sui decisionisti. Ma non sarà sufficiente. Solo una volontà politica fortemente affermata potrà dare impulso al cambiamento istituzionale tale da salvare la nostra economia.
Un altro bisogno si fa sentire in seno alla F.T.I., tra i nostri aderenti, alcuni auspicano che la federazione possa ugualmente funzionare come un sindacato tradizionale. Perché no ! Ciò necessiterebbe di una strutturazione differente che solo l’Assemblea generale potrà decidere.
Il dibattito è aperto e potrà proseguire nelle giornate internazionali a Corti il 7, 8 e 9 agosto. In quella occasione noi invitiamo tutti i socio-professionali a raggiungerci per costruire questo dialogo. Per ciò che ci concerne, siamo pronti a partecipare rispondendo a tutte le domande che vorrete porci.
La F.T.I. vuole qui rendere un ultimo omaggio alla memoria del nostro fratello Nunziu GRISONI recentemente scomparso e che è stato uno dei pilastri della nostra federazione.


ASSOCIU CORSU DI A SALUTE

L’Associu Corsu di a Salute, che riunisce professionisti della sanità, dei campi medici e paramedici, è stata creata nel 1988 e ha sviluppato in questi ultimi dieci anni, una riflessioni collettiva sull’organizzazione nel campo della sanità, incluso nel programma politico di Corsica Nazione.
Dal 1992 al 1998, diversi temi fondamentali, che vanno dalla prevenzione alla valutazione dei bisogni e delle politiche della sanità così come lo studio delle determinanti della sanità, sono state affrontate e uno schema globale di organizzazione della sanità è stata proposta.
Peraltro, l’A.C.S. ha realizzato un’inchiesta soggettiva sulla percezione dei problemi della tossicomania in Corsica, vicino a un migliaio di giovani dai 12 ai 25 anni, così come diversi incontri e colloqui sullo stesso tema.
Le numerose prese di posizione e azioni portate avanti dall’A.C.S. s’inseriscono deliberatamente in un cammino pragmatico visto che la sanità è un bene troppo prezioso per essere sacrificato a logiche d’interessi particolari o a fantasmi ideologici dogmatici e manichei.
Checché ne sia, e al di là della semplice constatazione delle incoerenze e delle pesantezze del sistema esistente, è fondamentale che in materia di Sanità Pubblica, come in molti altri campi, professionisti e tecnici siano già all’opera e partecipino, con l’insieme delle forze vive della nostra Nazione, all’elaborazione di progetti coerenti per la Corsica del domani, in una prospettiva sempre riaffermata di Sovranità e d’Indipendenza nazionale.


PATRIOTTU

Eredi di A RISCOSSA, poi di A RISPOSTA, creata nel 1991, l’Associu PATRIOTTU ha per vocazione di venire in aiuto ai prigionieri politici corsi, alle loro famiglie, e ai ricercati.
Essa denuncia la repressione permanente ed oltranzista dello Stato francese che rinnega i suoi propri impegni in materia di Diritti dell’Uomo quando deve trattare la questione corsa.
Questa repressione si traduce in: pestaggi di santa ragione, e altre forme di sevizie poliziesche,
delle deportazioni, dei regimi di detenzione che comportano un arsenale di misure di sorveglianza e di controllo umilianti. Una dispersione di prigionieri politici in numerose prigioni della regione parigina rendendo la visita delle famiglie e l’esercizio della difesa molto difiicile. A ciò si aggiunge l’obsolescenza delle celle, la mancanza d’igiene, un cibo spesso immangiabile la privazione di attività sportive e intellettuali. Inoltre e sopratutto, le misure d’isolamento e il divieto di parlare tra prigionieri politici corsi, li mettono nell’impossibilità di comunicare tra loro.
Con ormai svariati centinaia di arresti, lo stato francese, per mezzo della famigerata quattordicesima sezione anti-terrorismo, ha dimostrato che agli antipodi dei principi ch’essa pretende di difendere in tutto il mondo, e in contraddizione totale con i suoi precedenti impegni, essa intende ridurre, attraverso la forza brutale di una repressione generalizzata, l’aspirazione naturale di una comunità ad essere essa stessa.
Davanti a questo accanimento, PATRIOTTU intende rinforzare i sentimenti di solidarietà che condividono i Corsi per essere ancora meglio ancora in grado di venir in aiuto delle famiglie sia da un punto di vista morale che materiale. Questo aiuto, questa solidarietà sono uno scudo contro le pratiche dello stato francese che tenta di destabilizzare il Movimento Nazionale d’isolare i militanti carcerati e ricercati. Grazie a vendita di materiali e serate diverse che organizza, l’associazione può così venire in aiuto ai prigionieri e alle loro famiglie. Ogni mese viene mandato un vaglia ad ogni prigioniero.
L’Associu PATRIOTTU apporta anche un sostegno materiale importante assumendosi le spese del procedimento, del viaggio delle famiglie e degli avvocati. Questi ultimi assicurano la difesa politica dei patrioti imprigionati senza compenso. Dobbiamo ringraziarli per la loro presenza, la loro dedizione, e la loro competenza.
Al di là del compito che è il suo, l’associu PATRIOTTU ha una sola ambizione: Scomparire ! Questa scomparsa testimonierà allora l’avanzata significativa di una lotta identitaria che vedrà i militanti nazionalisti imprigionati e ricercati ritrovare i loro (parenti) in una pace alla quale aspiriamo tutti.


CORSICA VERDE

GLI INCENDI:
Da decenni la Corsica brucia e il flagello perdura. Tutto è stato detto e sono state fatte delle constatazioni. I discorsi, le discussioni, le eterne ridondanze all’indomani delle catastrofi ecologiche non hanno mai sortito effetti. Lo scenario è sempre lo stesso e gli attori di questo dramma dai troppi numerosi episodi sono inamovibili. Gli annessi e i connessi sono conosciuti da tutti (speculazione fondiaria, pastorizia, cacciatori, discariche selvagge, industria del fuoco, ecc...). La Corsica brucia perché i custodi del patrimonio sono spariti e il deserto avanza con in capo il Sahara. Ecco l’eredità che lasceremo alle generazioni future se l’immobilismo e lo status quo persistono. Oggi serve un cambiamento radicale di politica in materia di lotta contro il fuoco. Da qui la necessità di un piano d’azione globale che si organizzi intorno agli assi principali per:
- la presa in considerazione delle diverse cause identificabili degli incendi accompagnate da una messa in opera delle risposte corrispondenti
- sensibilizzare il nostro popolo
- finirla con l’annacquamento delle responsabilità: una riforma strutturale con l’unificazione della lotta e della prevenzione sotto la sola responsabilità dell’assemblea territoriale, è indispensabile tanto quanto la creazione di un corpo corso di lotta e di prevenzione contro gli incendi;
- organizzare all’Assemblea Territoriale una conferenza permanente di prevenzione e di lotta contro gli incendi, aperta a tutti i protagonisti dello spazio rurale. La difesa dell’ambiente dunque, del manto vegetale non vuol dire rifiuto de sviluppo; al contrario essa deve essere complementare dell’economia. ‹ l’insieme dei protagonisti della ruralità che deve partecipare sul terreno alla ricostituzione de "L’Isola Verde"
- Creare un’Agenzia Fondiaria che permetta l’acquisto o l’affitto di terre da parte di giovani agricoltori desiderosi d’installarsi all’interno.
- Esigere il trasferimento dei bilanci all’Assemblea Territoriale al fine di favorire la prevenzione e lo sviluppo rurale, elementi intimamente legati specialmente nell’ambito : di realizzazione di rompifuoco per pascoli la cui manutenzione è affidata agli agricoltori, la pianificazione di piccoli ristagni d’acqua e l’ampliamento di reti d’irrigazione, ristrutturazione degli approdi dei villaggi, incoraggiando la creazione di piccole imprese.
- Impegnarsi, senza esitare, una riflessione globale sul trattamento dell’immondizia
- Rendersi conto del rischio degli incendi per l’urbanizzazione al momento dell’elaborazione del P.O.S.;
La soluzione è situata nella prevenzione, la guerra del fuoco è rovinosa e inefficace. Certamente, per assumere per raggiungere il certi mezzi sono ancora necessari. Bisogna tuttavia dare la priorità a un intervento rapido e leggero su i fuochi nascenti.(HBE). In materia d’incendio, prevedere è anticipare, ma tutto ciò dipende dalla volontà politica.





CORSICA/ INDIPENDENTISMO SOTTO TIRO

Due avvenimenti, più di altri, tra loro strettamente legati, hanno caratterizzato gli ultimi mesi di vita politica in Corsica: un’ulteriore stretta repressiva e il progetto politico del Fronte Popolare Indipendentista.
Mercoledì 30 settembre vengono arrestati Carlu Pieri, uno dei due segretari nazionali de A Cuncolta Indipendentista, suo figlio Cristofanu Pieri, Stefanu Sbraggia e Carlu Filuppu Paoli.
L’arresto di Carlu Pieri e degli altri militanti, sulla base -non inusuale in Corsica- di accuse generiche e non circostanziate, si inscrive nella logica di sradicamento del movimento nazionale, riattuata da Juppé agli inizi del 1996 e proseguita da Jospin.
Non si fermeranno qui. Poco dopo la metà di novembre, con motivazioni assolutamente pretestuose, viene impedito al Sindicatu di i Travagliadori Còrsi di partecipare alle elezioni nazionali del Comitato Tecnico Paritario del Ministero del Lavoro, con una palese violazione delle libertà sindacali. In seguito ad incidenti scoppiati ai seggi, viene arrestato il segretario, Etienne Santucci. Lo sciopero successivamente indetto viene attaccato con mezzi militari. Qualche giorno dopo anche l’anziano (77 anni) Antone Acquaviva, caporedattore di U Ribombu, prende la strada per le galere francesi.
Nella conferenza stampa tenuta a Bastia il 17 novembre, la Cuncolta denuncerà la campagna di criminalizzazione cui è oggetto la comunità còrsa. Pratiche giudiziarie e amministrative da punizione collettiva (2mila avvisi di garanzia solo nell’ambito della procedura relativa all’assassinio del Prefetto Erignac, nazionalisti detenuti da mesi sulla base di "dossier vuoti", ecc.) e coglie l’occasione per tratteggiare nei dettagli l’iniziativa avviata per un riavvicinamento tra tutte le componenti della comunità còrsa.
Ma è quello di Carlu Pieri l’arresto più significativo, in quanto persegue diversi obiettivi: mostrare l’amalgama tra il movimento legale e la lotta politico-militare (già quindici anni fa cavallo di battaglia del prefetto Broussard ed ora del suo successore il prefetto Bonnet) e ricreare le condizioni per un nuovo scontro tra nazionalisti. In seguito alle dimissioni di alcuni dirigenti della Cuncolta, lo stato ha tentato di sfruttare le divisioni alimentando scenari improbabili, insinuando il dubbio che il comportamento degli uni abbia facilitato l’arresto degli altri e, aspetto non meno importante, ha cercato attraverso i media di far passare l’immagine di una Cuncolta, che, ormai priva dei suoi due segretari nazionali (uno arrestato, l’altro dimissionario), è indebolita e decimata.
È una divergenza di posizioni a provocare le dimissioni di François Santoni da segretario nazionale, annunciate con una lettera inviata alla Cuncolta e pubblicata su U Ribombu, che esprime il suo disaccordo rispetto alla "visione strategica del Movimento e alla tattica intrapresa". Con lui si dimettono da membri dell’esecutivo della Cuncolta Indipendentista anche Horace Santoni e François Maestratti. Santoni non condivide la correzione di rotta del movimento (i cui "orientamenti", ricorda la Cuncolta, "sono fissati a maggioranza nel corso delle Assemblee Generali e che ognuno rimane libero di non condividere"), che prende atto della non volontà dello stato francese di fare passi concreti per una soluzione negoziata, ne fa proprie tutte le conseguenze e concentra i suoi sforzi sulla creazione del Fronte Popolare Indipendentista.
Temporalmente gli ultimi arresti avvengono proprio alla vigilia dell’approvazione della nuova strategia politica che era stata tratteggiata, per la prima volta, all’Assemblea Generale dello scorso giugno. È il prosieguo di questa strategia che, secondo la Cuncolta, fa da sfondo alla reazione di Parigi che, con gli arresti, mira a mettere fuorigioco le figure più rappresentative del movimento di liberazione.
Escludendo una dinamica di tipo ‘competitivo’ tra le componenti del movimento di liberazione -poco importa, sostiene la dirigenza, che la Cuncolta sia il primo partito- si afferma la volontà di riprendere le fila di un percorso interrotto alcuni anni fa e di orientarsi verso la costituzione di un movimento indipendentista che, con tutte le sue tendenze, le sue diversità, le sue sensibilità, diventi una forza importante nella vita politica della nazione. Occorre rinunciare a privilegiare la ricerca di un ipotetico dialogo con lo Stato dominante, che si è sempre rivelato un monologo sterile, e proporre una carta per l’Indipendenza, aperta al contributo di tutti gli indipendentisti, che porti ad una piattaforma di rivendicazioni e di azione comune.
La proposta della creazione di un Fronte Popolare Indipendentista, nella premessa che l’indipendenza sia il solo ambito in grado di garantire al popolo còrso l’insieme dei suoi diritti nazionali, è così rivolta a tutti gli indipendentisti che facciano parte o meno di strutture organizzate.
Una decisione motivata soprattutto dal desiderio di porre fine al processo di frazionamento e di atomizzazione di cui lo stato francese è il primo responsabile e beneficiario e che è la deriva più pericolosa che il movimento nazionalista deve affrontare. "Le divisioni, gli scontri" afferma la Cuncolta "ci hanno ogni volta distolto dai nostri obiettivi, facendoci dimenticare il nostro principale avversario: lo Stato francese". Questo è l’indirizzo del lavoro politico della Cuncolta in questi ultimi mesi. Non è quindi un caso che l’arresto di Pieri avvenga pochi giorni prima che questo progetto trovi una sua prima verifica politica pubblica innanzitutto all’interno della Cuncolta Indipendentista.
L’11 ottobre, a Migliacciaru, la Cunsulta di a Cuncolta Indipendentista con la partecipazione di oltre 400 militanti, ufficializza la linea politica del Fronte Popolare Indipendentista. L’obiettivo: l’indipendenza; i mezzi: "l’unione democratica e la mobilitazione di tutti gli indipendentisti su tutti i terreni, nel rispetto del pluralismo e della sensibilità di ciascuno". Un primo passaggio: la stesura collettiva di un progetto politico democratico e repubblicano. In questo consesso la Cuncolta si rivolge in particolare al PPI (Partito Popolare Indipendentista), A Chjama per l’Indipendenza, la Corsad, A Manca Naziunale e Corsica Viva, invitandoli ad unirsi in un Fronte Popolare Indipendentista.
Occorrerà attendere i prossimi mesi per verificare quali adesioni potranno venire dalle componenti chiamate in causa. In gioco c’è comunque un obiettivo minimo, ma quanto mai importante, che è poi l’asse portante di questa strategia: fare in modo che lo stato francese non trovi più il terreno fertile per costringere il movimento nazionalista a difendersi dagli attacchi violenti portati da organismi insulari manovrati da Parigi.
In questo contesto interviene il FLNC, l’organizzazione politico/militare. Sottolineata la sua volontà di agire in una prospettiva politica globale che si pone agli antipodi di due derive potenziali, il militarismo ed il legalismo, e rimarcata la determinazione a non rinunciare ad occupare militarmente lo spazio politico, il Fronte afferma che è sua intenzione non imporre una direzione egemonica. "L’evoluzione della lotta nazionale" dichiara in un comunicato "ci impone di ripensare il ruolo ed il posto della nostra organizzazione". Quindi una breve analisi sugli accadimenti di questi ultimi anni: "A seguito di un certo numero di manipolazioni, orchestrate ai più alti livelli dello Stato, abbiamo dovuto accettare una situazione di cui riconosciamo il trauma che ha creato nella nostra comunità. Abbiamo appreso la lezione e siamo fermamente determinati, lo diciamo solennemente, a mettere in atto quanto necessario affinché questo tipo di situazione non si riproduca mai più, rimanendo intransigenti sulla sicurezza dei nostri militanti. Ci facciamo carico di tutto, compresi i nostri errori". Per il Fronte non ci sono le condizioni per costruire un processo di negoziazione politica e la responsabilità ricade sullo stato francese che sceglie di regolare il problema còrso con la repressione. La disponibilità a far tacere le armi -dichiara- non significa una resa senza condizioni. Il riconoscimento del popolo còrso rimane, infine, la conditio sine qua non per il riconoscimento più ampio di tutti i suoi diritti naturali.
La politica coloniale ha aggravato problemi strutturali che sono ad un passo dall’essere irreversibili. La lingua còrsa ad esempio, se non interverranno presto misure radicali che ne rendano l’apprendimento obbligatorio (benché, come afferma Jean Guy Talamoni, il termine obbligatorio sia un modo di dire, non essendo obbligatorio ma naturalmente accettato lo studio dell’italiano a Roma o del francese a Parigi), la lingua còrsa, pilastro dell’identità, è destinata a sparire nel volgere di pochi anni.
La politica dell’assistenzialismo e della conseguente deriva economica hanno reso la Corsica economicamente dipendente dalla Francia per il 95%, nonostante le ricchezze naturali le consentano un ben diverso e più equilibrato rapporto con la sua possibile economia identitaria.
Nel contesto attuale, inoltre, continua la pratica definita come colonizzazione di popolamento, che mira a sostituire la popolazione còrsa con un’immigrazione scientemente pilotata dal governo francese, la cui sola preoccupazione è quella di avere "la gabbia senza gli uccelli". Già adesso il popolo còrso è praticamente minoritario sulla propria terra. Mentre molti còrsi sono di fatto indotti ad emigrare, è in aumento il numero dei funzionari, particolarmente nell’amministrazione e nel settore chiave dell’insegnamento (punta di lancia della francesizzazione), che non hanno peraltro interesse ad integrarsi in una sorta di comunità di destino. La corsizzazione degli impieghi, quindi, lungi dall’essere una richiesta di tipo razzista, pari a quella -ad esempio in Italia- dei leghisti e di alcune frange di fascisti, è invece la difesa contro un vero e proprio tentativo di genocidio culturale.
Queste e altre ragioni legittimano la convergenza per un comune progetto di dignità e di libertà. Sarà importante provarci.


Nel ventennale della nascita del FLNC, riproponiamo un articolo di Ghjuvan Michele Rossi che su U Ribombu, settimanale della Cuncolta Naziunalista, ne ripercorre sinteticamente ragioni e obiettivi. Al centro dell’articolo la prima pagina di "Le Provençal Corse" del 6 maggio ‘76 che riferiva dei 18 attentati appena compiuti sull’isola ("Mai la Corsica aveva conosciuto una tale "notte di fuoco") e della costituzione di un "Fronte di Liberazione Nazionale"...


L’"ARMATA DELLE OMBRE": IL FRONTE DI LIBERAZIONE NAZIUNALE DI A CORSICA - 20 ANNI DI LOTTE

Non dispiaccia ai pentiti di ogni sorta, umanisti tardivi ed altri pacifisti di accatto, U Fronte di Liberazione Naziunale, nato da una sete inestinguibile di libertà, fortificato nella prova e nel sacrificio, può inorgoglirsi per aver salvaguardato l’essenziale: la dignità di un popolo e l’integrità di una terra che si apprestavano a vendere all’incanto.
Se all’alba del XXI secolo, la Corsica può pretendere di prendere il suo posto nel concerto delle nazioni libere, è ad esso -e ad esso solo- che lo deve.
In quel giovedì del 6 maggio 1976, quando la stampa annuncia una ventina di attentati -di cui la maggior parte sul territorio francese- e la nascita del "Fronte di Liberazione Nazionale", ben pochi sono gli osservatori in grado di apprezzare l’ampiezza della ribellione, meno ancora di prevederne le conseguenze per l’avvenire dell’isola.
Alcuni credono all’ultima pensata di una clandestinità ancora debole o dispersa in più gruppi -principalmente il Fronte Paisanu Corsu di Liberazione (creato nel 1973, annunciò la sua dissoluzione qualche mese prima dell’apparizione del FLNC) e Ghjustizia Paolina- nonostante alcune azioni spettacolari e spesso audaci.
Altri credono opportuno imputare questa "fiammata" alla mano dello straniero: Mosca, Pechino, il colonnello Gheddafi... si vedono così successivamente convocati, per tentare di dissimulare l’incapacità dello Stato francese e dei politici locali di prevedere l’ineluttabile.
Per lungo tempo -almeno fino al giugno 1978, data dei primi arresti- il mistero aleggerà sulla nuova organizzazione, la sua composizione, il suo reclutamento, la sua logistica.
Di fatto -ma questo gli avversari lo ignorano- il FLNC è essenzialmente nato dagli strati popolari, colpiti in pieno dalla politica coloniale. Il che vuol dire che i mezzi finanziari gli fanno dolorosamente difetto.
L’armamento, parimenti, è dei più modesti (provenendo da situazioni occasionali e da recuperi della seconda guerra mondiale) e l’approvvigionamento delle munizioni problematico. Se ne vedrà prova alla prima conferenza stampa, tenuta simbolicamente ai piedi del convento storico di A Casabianca, dove una mezza dozzina di militanti esibiscono come arsenale Sten e U.S.M. 1.
Ma subito il sostegno popolare è largamente acquisito: non si smentirà durante gli anni di fuoco, durante la repressione, le deportazioni, le persecuzioni di ogni sorta.
I combattenti saranno aiutati, guidati, informati da migliaia di occhi e di orecchie, umile armata delle ombre che supera le divisioni.
È che, malgrado le calunnie e l’intossicazione sapientemente distillata dalle officine specializzate, il nostro popolo sa che si tratta di patrioti sinceri e disinteressati, mossi unicamente dalla volontà di sottrarre il paese al marasma coloniale.
Del resto la prudente A.P.C. (Associu di i Pattrioti Corsi, in seguito Unione di u Populu Corsu, ndt) che ha appena rilevato l’A.R.C. (Azione per a Rinascita di a Corsica, ex Azione Regionalista Corsa, ndt) dissolta, afferma: "Le condizioni dell’insurrezione ci sono tutte" (Le Monde, 8 maggio 1976).
U Fronte ne getterà le basi teoriche in un opuscolo intitolato "A libertà o a morte", presto diventato noto sotto il nome di "piccolo libro verde".
Stigmatizzando l’impasse autonomista e gli indugi dei tenutari di questa strada senza uscita, l’opera preconizza una lotta senza tregua per arrivare alla "affermazione dei diritti nazionali del popolo corso, alla messa in scacco quindi alla distruzione degli strumenti del colonialismo, all’instaurazione del potere popolare e democratico, espressione della volontà del popolo corso consultato a suffragio universale, alla protezione del patrimonio nazionale corso, alla creazione delle strutture economiche e politiche". È precisato che, "nell’ambito dell’indipendenza nazionale la società corsa che si costituirà sarà priva di ogni forma di sfruttamento e di oppressione".
Qualche mese più tardi, l’organizzazione politico-militare spiega il triplice obiettivo che si prefigge (Intervista al mensile Kyrn, novembre 1976):
"-svolgere una funzione rivelatrice nei confronti di una popolazione ancora alienata;
-formare una barriera di resistenza di fronte all’aggressione coloniale;
-sostenere l’azione popolare".
Quanto ad un’eventuale ‘autodissoluzione’ il FLNC la subordina al blocco del "processo di liquidazione del popolo corso e di dilapidazione dei suoi beni" così come al riconoscimento da parte dello Stato francese del "diritto all’autodeterminazione". Vent’anni dopo, nonostante incontestabili progressi (protezione del patrimonio, riconoscimento progressivo della natura politica della questione corsa...) questo programma è lontano dall’essere realizzato. Il colonialismo e la sua secrezione, il clan, non è ancora abbattuto. Ha mostrato un’attitudine eccezionale a rigenerarsi, a riapparire sotto altre forme -meno arroganti ma ugualmente perniciose- di cui occorre tener conto per adattare una rivendicazione che al di là degli incantesimi sia politicamente efficace. Per dirla con Amilcar Cabral, "la liberazione nazionale è il fenomeno che consiste, in un insieme socio-economico determinato, nel negare la negazione del suo processo storico. In altri termini la liberazione nazionale di un popolo è la riconquista della sua personalità storica; è il suo ritorno alla storia attraverso la distruzione della dominazione imperialista cui era sottomesso" (Unità e lotta, Parigi, François Maspero, 1980).
U Fronte di Liberazione Naziunale ha pienamente svolto la sua funzione, il suo ruolo storico di risveglio delle coscienze. "La verità, una volta risvegliata, non torna mai in sonno". Questo popolo non conoscerà più né rassegnazione né sottomissione.


CORSICA/ "NÉ RINUNCIA NÉ FUGA IN AVANTI"

Spingere il movimento di liberazione nazionale corso allo scontro frontale per poi annientarlo: è questa l’eredità lasciata da Juppé al nuovo governo socialista. La militarizzazione crescente della Corsica impressa da Parigi chiama in causa il FLNC (Fronte di Liberazione Naziunale di a Corsica). Né rinuncia né fuga in avanti: questa l’indiretta risposta contenuta nel comunicato fatto pervenire dai clandestini ad U Ribombu (6 febbraio 1997), a ribadire l’impegno del 12 gennaio 1996, quando, in una conferenza stampa notturna a Tralonca, presenti 600 militanti armati ed incappucciati dello stesso FLNC-Canal Historique, alla vigilia dell’arrivo sull’isola del ministro dell’Interno Jean-Louis Debré, proposero una soluzione negoziata per la smilitarizzazione dello "spazio politico", non a qualunque costo; certamente non al prezzo della sparizione del popolo o della sua morte programmata. Questa disponibilità è stata vanificata dall’opzione di Stato della forza. Che sarebbe giunta, era prevedibile da tutta una serie di fatti: particolarmente il discorso, nel luglio '96, del primo ministro Juppé che aveva usato parole molto dure nei confronti dei nazionalisti radicali e dell’attività armata del Fronte; poi l’intervista televisiva di Chirac, il 12 dicembre '96, a promettere il pugno di ferro in Corsica e a condannare l’atteggiamento ambiguo di Debré a gennaio. Sempre nel comunicato di febbraio, il Fronte si dichiara cosciente delle difficoltà che la situazione attuale impone rimarcando che, senza il sacrificio dei suoi militanti in più di vent’anni di lotta, la Corsica sarebbe diventata un’estensione della Costa Azzurra con un diverso accento. È possibile che l’escalation militare di Parigi sia stata determinata anche dal rifiuto e dall’opposizione alla zona franca giacché "la Corsica non è la periferia di Parigi" che necessita piuttosto, per il Fronte, di misure forti, a partire dal diritto fondamentale al riconoscimento del popolo corso, all’insegnamento ufficiale della lingua, al controllo del proprio destino in un nuovo quadro fiscale. Lo stacco, violento, tra 'negoziati' e repressione non deve però ingannare. Ci sono stati contatti interlocutori tra il movimento nazionalista ed emissari governativi già nel corso degli anni '80 anche se non si è mai arrivati ad un vero e proprio processo negoziale. Di tanto in tanto venivano ripresi per poi spegnersi nel nulla. Ma dal dicembre '94, particolarmente, sembravano essere entrati in una fase dinamica più concreta. Poi le provocazioni, le manipolazioni, gli attentati sanguinari sino all’autobomba a Bastia, quasi un anno fa, che ha portato alla morte Petrucciu Lorenzi e al grave ferimento di Carlu Pieri.
La strategia di Stato è chiara: da un lato si riversano sull’isola, in aggiunta ai trasferimenti netti per oltre un miliardo di franchi all’anno, ingenti incentivi fiscali (600 milioni di franchi all’anno per 5 anni) a favore dell’imprenditoria locale per 'comprarsi' le simpatie sociali del mondo produttivo e dei lavoratori, dall’altro si attua una 'raffinata' repressione e criminalizzazione della componente più radicale e di massa del movimento nazionale. Nel dicembre scorso viene arrestata, per le accuse di noti speculatori, Marie Hélène Mattei -militante ed avvocato da sempre nazionalista, nonché compagna di François Santoni (uno dei due segretari della Cuncolta a sua volta imprigionato; l’altro è proprio il su citato Carlu Pieri)- che, in una lettera aperta, denuncia «lo Stato razzista e violento, mentitore e sconsiderato, che vuole pacificarci’ con la forza... ». A marzo l’annuncio della sua liberazione, previo pagamento di una cauzione esorbitante, 750mila franchi (circa 230 milioni): praticamente un sequestro con richiesta di riscatto. Nonostante l’esborso le è vietato il ritorno in patria; le hanno offerto -afferma il giornalista di U Ribombu, Iviu Bourdiec- di cambiare una detenzione intra muros con una extra muros, impedendole di esercitare la sua professione al Foro di Bastia. La Cuncolta è, con sempre più evidenza, l’obiettivo principale di un piano di eliminazione concepito dal governo francese con la complicità di alcuni politici locali. Dopo aver tentato -con qualche successo- la neutralizzazione fisica dei suoi militanti più rappresentativi, ha dato il via ad una strategia più sottile e politicamente meno rischiosa: la neutralizzazione giudiziaria con dossier immaginifici ed un’aggressione mediatica da linciaggio. «Da molti mesi -sostiene la Cuncolta- i nomi dei nostri principali responsabili sono regolarmente gettati in pasto all’opinione pubblica corsa e francese, preparando così sornionamente la loro eliminazione giudiziaria se non fisica». Oltre a molti dirigenti della Cuncolta, quasi tutti ormai con le manette ai polsi, sono decine e decine anche i militanti 'di base' finiti tra le maglie della repressione.
Imponente lo spiegamento repressivo -denuncia in una conferenza stampa l’associazione a sostegno dei prigionieri politici Patriottu- soprattutto nel sud dell’isola, dove il Fronte opera per impedire la cementificazione delle coste, nuocendo ai progetti sia del governo sia delle transnazionali finanziarie e caratterizzando di fatto, in termini politico-militari e non solo associativi, la lotta ecologista. Rapporti medici attestano inoltre che, dopo l’arresto, i patrioti corsi vengono torturati dalle forze di polizia. La deportazione di G. M. Rossi, redattore capo del periodico della Cuncolta U Ribombu -a tutt’oggi detenuto a la Santé di Parigi- segna una nuova tappa della violenza di Stato in Corsica che cerca di assestare un colpo decisivo anche alla stampa anticolonialista.
Pur rifiutando il terreno di scontro che vorrebbe lo Stato -quello cioè di una deriva militarista- il Fronte, mantenendo immutato il carattere politico/militare delle sue azioni, continua a colpire in Francia ed in Corsica dove ritornano le famose 'notti blu' (attentati simultanei in decine e decine di punti) che per molti anni hanno scandito la storia dell’isola. La repressione 'a tutto campo' investe a fine marzo anche il sindacalismo corso: la FTI (Federazione di i Travagliadori Indipendenti) e l’UTC (Unione di i Travagliadori Corsi) pagano allo stato il tributo del crescente consenso tra i lavoratori. Responsabili dell’UTC subiscono il fermo ed il sequestro dei documenti. Stessa sorte per tre membri dell’ufficio esecutivo della FTI: Alain Paoli, accusato di traffico d’armi e di associazione malavitosa, è prima arrestato e poi rilasciato con le scuse della gendarmeria per l’errore; César Filippi e Jean-Claude Jecker vengono invece accusati, senza la minima prova, di estorsione di fondi. L’intento è di screditarli sul piano politico, sindacale e professionale. Filippi viene rimesso in libertà, Jecker invece è incarcerato a Parigi. In una conferenza stampa, a metà aprile, la FTI afferma che non si farà intimorire e che la lotta in difesa degli interessi dei lavoratori continua. Indicando la prospettiva e necessità della liberazione sociale, la FTI esplicitamente rifiuta sia la mondializzazione sia la soluzione francese ai problemi economici dell’isola, che, prefigurata dallo stato e dalla maggioranza attuale dell’Assemblea di Corsica, «si iscrive nella logica coloniale, una costante storica che si perpetua dalla conquista francese e che ci ha portato ad una condizione di non sviluppo. Essa consiste nel moltiplicare gli aiuti pubblici per assicurare la permanenza di una "maggioranza alimentare" sotto perfusione costante. Una maggioranza che, in materia economica, svilupperà solo ciò di cui avrà bisogno per nutrirsi, ossia una "economia d’assistenza"». Il settore produttivo, eliminata la resistenza nazionalista, sarà «...consegnato alla speculazione nazionale ed internazionale ed al suo seguito logico di mafia di ogni sorta».
Come risposta politica all’attacco frontale, la Cuncolta ribadisce la scelta dell’indipendenza nazionale -da costruirsi con l’esercizio della democrazia diretta- e propone un sistema di funzionamento interno dinamico, capace di rispondere rapidamente alle situazioni di crisi imposte dallo Stato coloniale. Il 16 febbraio, a Tagliu Isulacciu, si è svolta l’Assemblea generale di Corsica Nazione -con la partecipazione di un migliaio di persone venute anche dalla Diaspora- che ha assunto un’importanza pari a quella che ne sancì la formazione nel 1992. Nel corso dell’Assemblea è stata riaffermata la volontà di decidere collettivamente in materia economica sociale culturale, il sostegno incondizionato ai prigionieri politici e la determinazione nel costruire la Nazione Corsa «sulla volontà d’appartenenza, e non su una qualunque giustificazione etnica che includa il diritto del sangue...». La nozione di 'comunità di destino', l’appartenenza volontaria ad un popolo nella condivisione di un progetto autocentrato, pur se si è nati altrove, è così ribadita. Al termine della 'Consulta' viene enunciata la mozione di orientamento politico, il cui ultimo articolo recita: «Solo la riaffermazione del nostro diritto alla sovranità, tappa necessaria alla realizzazione di un’indipendenza piena ed intera, può garantire l’efficacia delle direttrici di lotta». 'Isolare' il movimento nazionale è stato il perno della strategia di Juppé. Brutalizzare la popolazione, la tattica. L’eliminazione della resistenza al colonialismo, il fine ultimo. È oggi troppo presto per dire se, con Jospin, muterà l’atteggiamento del governo, ma nessun indizio lascia intravedere un cambiamento di rotta. Significativa l’indifferenza ostentata sulla questione corsa da entrambi gli schieramenti francesi, di centro-destra e di centro-sinistra, nel corso della campagna elettorale. Ciò ha indotto larghi strati di popolazione (il 38%, tasso record sull’isola) a raccogliere l’indicazione astensionista dei nazionalisti, a significare che la via per l’uguaglianza e l’autodeterminazione continua necessariamente per altre strade.

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