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i documenti de Raixe Venete IL BUCINTORO E LO SPOSALIZIO DEL MARE
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Il Bucintoro è la nave su cui il Doge di Venezia e la Signoria si recavano ogni anno all'Ascensione nel porto del Lido per celebrare il singolare rito dello sposalizio tra Venezia ed il Mare.

Era una bellissima nave, ricchissima per abbondanza d'intagli, di dorature, di velluti, con cui la Repubblica di Venezia affermava il proprio diritto ad essere considerata la Regina dell'Adriatico. Furono fabbricati vari esemplari del Bucintoro, per la precisione quattro.

Il primo, le cui notizie risalgono all'anno 1311, era mosso a rimorchio. Il secondo Bucintoro risale all'anno 1520, il terzo al 1605. Il quarto ed ultimo Bucintoro fu realizzato tra il 1722 e il 1728, sotto la direzione dell'ingegnere navale Michele Stefano Conti, e sotto il dogato di Alvise Mocenigo.
Misurava 34,8 metri in lunghezza , largo 7,308 metri, alto 8,352 metri , era mosso da 168 rematori, disposti a 4 su remo; era governato da tre ammiragli con 40 marinai.

Aveva due piani:l'inferiore era per i rematori, quello superiore, coperto da un baldacchino, che formava una grande sala rivestita in velluto rosso con 90 seggi e 48 finestre, era riservato alle massime autorità della Repubblica e culminava a poppa con il fastoso trono del Doge.

Il giorno dell'ascensione (Festa della Sensa) il Bucintoro veniva portato dall'Arsenale al bacino davanti alla piazzetta : lì aspettava l'imbarco del doge e del Consiglio, insieme agli ospiti illustri della Serenissima. Veniva quindi raggiunta l'isola di S.Elena, subito dietro gli attuali Giardini.

Davanti alla cattedrale di S. Pietro, il patriarca impartiva la benedizione dell'anello d'oro; successivamente il Bucintoro proseguiva e, dal porto di S. Nicolò di Lido, usciva nell'Adriatico. Il doge qui gettava l'anello simbolico in mare pronunciando le parole "DESPONSAMUS TE, MARE, IN SIGNUM VERI PERPETUIQUE DOMINII"

La celebrazione della messa nella Chiesa del Convento di S. Nicolò chiudeva la cerimonia, dopodiché il Bucintoro riportava tutti al Palazzo.

Nel 1798 il Bucintoro fu depredato dai soldati francesi. Il suo scafo, successivamente, venne armato con 4 grossi cannoni, cambiando il nome in quello di "IDRA", per servire alla difesa della laguna e come prigione e rimase in acqua fino al 1824.

Del Bucintoro oggi rimangono solo presunti frammenti nel museo Correr di Venezia e un pezzo d'asta di bandiera conservato nel Museo Storico Navale dell'Arsenale.




Lo Sposalizio del Mare è la cerimonia celebrata a Venezia, il giorno dell'Ascensione dal Doge che benediceva il mare gettando dal Bucintoro un anello nuziale in mare, per simboleggiare il dominio della Serenissima sul mare.

Nel XVI secolo lo Sposalizio del Mare costituiva il culmine, accuratamente orchestrato, della liturgia di Stato.
Il giorno dell'Ascensione, all'alba, il"cavalier"e il Doge incaricato dei preparativi cerimoniali stabiliva se il mare era abbastanza calmo per un corteo di barche : se così era, egli otteneva l'anello cerimoniale (la vera) dai funzionari delle Ranson vecchie e annunciava l'inizio della "Sensa".
Dopo la celebrazione della messa in San Marco, il doge, gli altri magistrati e gli ambasciatori stranieri, si imbarcavano sul Bucintoro, la galea cerimoniale del Doge decorata con raffigurazioni della Giustizia e con le insegne della Repubblica. Mentre venivano condotti fuori sulla laguna, il coro della cappella di San Marco cantava mottetti, e le campane delle Chiese e dei Monasteri sotto il patronato del Doge cominciavano a suonare.

Vicino al convento di S.Elena, il patriarca del Castello sulla sua barca a fondo piatto (piatto) ornata di vessilli si univa al corteo delle navi, che di solito comprendeva migliaia di gondole private gaiamente ornate, chiatte noleggiate dalle gilde, barconi dei piloti (peote) forniti da compagnie di giovani gentiluomini e galere, il cui equipaggiamento era costituito da Marinai dell'Arsenale.

I riti religiosi della benedictio avevano luogo sull'imbarcazione del patriarca: due canonici iniziavano con il cantare liriche religiose e il patriarca benediceva le acque e i canonici cantavano un Oremus.
L'imbarcazione patriarcale poi si accostava al Bucintoro ducale, da cui il primicerio di San Marco intonava per tre volte "Asperges me hyssopo et mundabor". Poi, mentre la sua imbarcazione girava intorno al Bucintoro, il patriarca benediceva il Doge, usando un ramoscello di ulivo come aspersorio. Quando il corteo raggiungeva l'imbocco della laguna dove un'interruzione nel Lido apriva Venezia all'Adriatico, aveva luogo l'effettiva cerimonia dello Sposalizio.
Ad un segnale da parte del Doge, il patriarca vuotava in mare una grossa ampolla (mastellus) di acqua santa e il Doge, a sua volta, lasciava cadere in mare il suo anello d'oro dicendo "Desponsamus te Mare, in signum veri perpetique dominii".
Dopo la cerimonia dello Sposalizio, il Doge e i suoi ospiti si fermavano a San Nicola al Lido, per pregare e per un banchetto che durava fino a sera, altri ritornavano a festeggiare a casa e le galere dei pellegrini e dei mercanti dirette ad Oriente, le prime della stagione compivano il loro viaggio sotto la protezione della benedizione del Vescovo e delle indulgenze plenarie lucrate a San Marco.

Spiegando le cerimonie della "Sensa" i Veneziani del XVI secolo ricordavano la leggenda del papa Alessandro III, una storia che tendeva ad enfatizzare tre aspetti della cerimonia :
L'Anello come segno del favore papale
Lo Sposalizio come simbolo del dominio Veneziano
La Bendizione come atto propiziatorio.




I doni di papa Alessandro III e lo Sposalizio del Mare erano le principali componenti leggendarie e ritualistiche del mito imperiale di Venezia. Esse aiutarono a trasformare l'amorfo senso Veneziano del primato e del favore di un Santo in una precisa concezione politica di sovranità sulla laguna e di prerogative coloniali sulle terre soggette. Questi principi trovavano eco, in molti altri riti Veneziani, ma la Sensa guardava fondamentalmente all'esterno: essa esisteva in gran parte perché i Veneziani dovevano spiegare se stessi agli stranieri utilizzando dei rituali che rivelavano i rapporti sociali all'interno della città stessa, ovvero, La Festa delle Marie e il Giovedì Grasso.

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