STANPA
Il popolo basco attribuisce così tanta importanza alla sua lingua da autodefinirsi ed autoidentificarsi in base a questo parametro soltanto, quello linguistico. Non si designa in relazione ad una razza o una tribù, ad una divinità o una localizzazione geografica, ma esclusivamente in relazione alla propria lingua. E' uno dei popoli europei per eccellenza e il suo linguaggio, unico sopravvissuto all'invasione indo-europea, costituisce di per sè un'enigma, non avendo analogie con nessun'altra lingua, senza "parentele conosciute", al contrario del francese e dello spagnolo, dialetti latini.
Il termine "Euskaldun" significa letteralmente "bascofono", colui che parla il basco. Non esiste altra definizione per indicarne l'appartenenza e ci si potrebbe porre il problema di come denominare i "figli del paese" che non parlano questa lingua, ma la questione pare secondaria rispetto alla centralità che tradizionalmente i baschi danno alla loro lingua.
E' con il termine "Euskal Herria", che allo stesso modo la comunità si identifica e designa nella propria lingua, etimologicamente: "popolo della lingua basca". Questo termine sta ad indicare sia la popolazione che il paese, un po' come se in lingua spagnola si indicassero con la medesima parola i concetti di Spagna e di popolo spagnolo. Le parole "Euskal Herria", indicano oggi in lingua basca le province di Araba, Gipuzkoa e Bizkaia in territorio spagnolo, quelle di Lapurdi e Zuberoa in territorio francese e quella di Navarra, ripartita tra i due stati. Considerando Navarra come una sola provincia, il paese basco ne comprende sei, mentre distinguendo tra Navarra del nord e quella del sud ne comprende sette, che è il numero generalmente indicato dalla nascita del nazionalismo basco, alla fine del secolo scorso. Pamplona, la capitale della Navarra, è anche la più antica capitale basca. La Navarra sotto dominio francese, o Bassa Navarra, ha come capitale Saint Jean Pie de Port.
EUSKADI, neologismo creato da Sabino Arana nel 1876, per designare le sette provincie basche, nasce dalla somma della parola "Eusko" con il congiuntivo "di". Nel 1901, con l'apparizione della rivista Euzkadi, creata per il PNV, il termine trova la totale accettazione sociale, al punto da divenire popolarmente riconosciuto nell'arco di un anno soltanto. Viene dunque utilizzato come equivalente di paese basco, ed ha una connotazione politico/amministrativa.
"La lingua basca è una patria, quasi una religione". Questo scriveva, nella sua opera del 1843 "I pirenei", Victor Hugo, colpito dall'attaccamento dei baschi alla loro lingua, che egli stesso aveva avuto modo di constatare attraversando il paese. "Se la storia degli ultimi tremila anni- scrive lo storico Roger Collins
nel suo libro "Los vascos"- ha una lezione da offrirci, è senza dubbio quella che il mantenimento della identità basca è dovuto più all'indipendenza linguistica che a quella politica." "Se i baschi esistono come tali, come comunita' o come popolo, cio' si deve soprattutto alla sopravvivenza della loro lingua" scriveva invece Koldo Mitxelena, linguista scomparso nel 1987. Non e' un caso che i confini di cio' che si conosce come basconia, per imprecisi e variabili che appaiano a ciascuno secondo il proprio parametro di giudizio, corrano, racchiudendola, intorno alla zona di linguaggio basco, mentre escludono regioni che conobbero e usarono questa lingua, ma la persero alcuni secoli fa. L'estensione della lingua nazionale ha dunque tradizionalmente indicato l'ambito del territorio che si è solito considerare basco.
"Il Paese Basco non custodisce grandi monumenti storici, architetture maestose e sorprendenti, nè memorie di successi di un passato più o meno sensazionale. La sua eredità è umile, ma sottile e penetrante per accattivare l'ammirazione della gente sensibile e la conserva in quel quadro primitivo che è il suo paesaggio ridente, di una grande diversità di toni e di sfumature, scenario adeguato affinchè brillino i costumi di una razza che ha conservato nel tempo l'ermetismo ancestrale dei suoi costumi e del suo linguaggio".
P. Baroja
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