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i documenti de Raixe Venete IL MERLETTO - TRADIZIONE E ARTE A VENEZIA
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MERLETTO A FUSELLI

Fin dai tempi lontani a Venezia si lavorava il merletto a fuselli ( tombolo) però fu soprattutto al principio del XVIII ° secolo che eccelse a Chioggia e a Pellestrina.
Per le donne il lavoro a fuselli era una modesta fonte di guadagno ed anche un gradito passatempo. Nelle belle giornate esse si mettevano di solito sulla porta di casa a lavorare il pizzo sul tombolo, e i merletti che uscivano dalle loro industriose mani andavano a guarnire la biancheria delle dame, delle signore e anche delle popolane.Nel 1874 venne aperta a Pellestrina la prima " Scuola di merletto a fuselli " dove vennero educate nel gentile lavoro circa un centinaio di ragazze. La scuola ebbe così un notevole sviluppo e ben presto la quasi totalità delle donne lavorava i pizzi a tombolo.

In seguito alle due guerre mondiali si ebbe un calo nella mano d’opera femminile, attirata da attività più redditizie . A Pellestrina, da alcuni anni in un antico e dignitoso edificio, l’A.C.S. "Murazzo" tiene viva la tradizione locale, organizzando corsi per merlettaie, rivolti a giovani ragazze e signore.

Ancor oggi passeggiando lungo l’isola nel periodo estivo si incontrano, sedute all’aperto e all’ombra delle case, merlettaie anziane intente ad intrecciare i fuselli con movimenti ancora rapidi delle mani, dando vita all’antica tradizione dell’isola.




Sospira la bella, sconsolata e triste; l'amato bene è ormai lontano, in terra d'Oriente, e a lei rimane solamente un'alga, donatale quale pegno d'amore dal giovane crociato.
Ma l'alga, creatura marina, ha vita effimera e, giorno dopo giorno, la fanciulla innamorata avverte il pericolo di perdere l'unico ricordo tangibile del suo amore, mentre si acuisce in lei il desiderio di conservarlo il più a lungo possibile.
Da tale cruccio amoroso nasce l'idea di riprodurre l'alga sulla rete del padre, pescatore; prende l'ago e..... il miracolo è compiuto. Si realizza così il primo merletto dell'isola di Burano.
Questa leggenda, soffusa di poesia, è ancora viva per le contrade dell'isola e ci piace pensare, sia pure per un solo istante, che questa sia la vera origine di quell'opera d'arte che è l'autentico merletto di Burano il quale, per secoli, ha costituito un ornamento irrinunciabile dell'abbigliamento maschile e femminile, per incontrare poi, nel Settecento, un vasto impiego anche nei ventagli, nelle borse e nelle scarpe.
Storicamente il merletto compare a Venezia nel XV secolo ed il primo documento si trova in un quadro del Carpaccio (1456-1526).
Notizie abbastanza precise sull'origine del merletto indicano la Magna Grecia e l'Asia Minore come le terre da cui presumibilmente essa giunse a Venezia.
Secondo un'opinione diffusa, il merito di aver divulgato, verso la fine del '500, l'uso del merletto, spetterebbe alla Dogaressa Morosina Morosini, moglie del Doge Marino Grimani; ma già più di un secolo prima, nel 1843, re Riccardo III d'Inghilterra, nel giorno della sua incoronazione indossava un "trionfo di trine e merletti" provenienti dalla veneta laguna.
Tornando all'autentico merletto di Burano, dobbiamo precisare come la sua caratteristica fondamentale e più pregevole sia la lavorazione ad ago -particolarmente il punto in aria o punto Burano- che lo distingue da quelli di Venezia e da quelli eseguiti a Chioggia e Pellestrina realizzati a Fuselli.
L'anno 1537 viene generalmente indicato come l'inizio di questo tipo di lavorazione che rese celebre l'isola ed è abbastanza agevole pensare che in un'isola, appunto, in cui la pesca era l'unica fonte di vita e dove le rete dei pescatori venivano confezionate e rammendate da mani prevalentemente femminili, l'arte del merletto lavorato ad ago trovi la sua sede più idonea e vi si sviluppi fino ad essere conosciuto in tutto il mondo.
Fuori dalle piccole case ad uno o due piani, i cui colori, come dice il poeta Diego Valeri "splendono anche contro il sole, così che le acque dei canali, riflettendole, ne moltiplicano lo splendore", siedono a gruppi le donne buranelle e dalle loro veloci e magiche mani nascono come per incanto quelle meraviglie che, in tempi ormai remoti, furono ornamenti di re e regine da Luigi XIV che per la sua incoronazione si fece eseguire un colletto tutto di capelli bianchi, alla regina inglese Maria di Tudor e a quella di Francia, Caterina De'Medici (1519-1589).
La crisi che fa seguito alla caduta della Serenissima negli anni a cavallo tra la fine del 1700 e l'inizio del 1800, raggiunge anche Burano e nel giro di poche stagioni l'attività, che aveva reso famose le merlettaie, si affievolisce al punto da far temere la scomparsa, assieme alle ultime vecchie lavoratrici, del segreto del punto in aria che rende insuperabili i suoi merletti.
L'arte del merletto, dopo aver costituito per più di 300 anni l'orgoglio di Venezia che ne rivendica l'assoluta paternità, all'inizio del XIX secolo entra in decadenza. La fine della Serenissima segna la scomparsa, dalle isole della laguna, del merletto del quale troviamo, unico caso, dei resti nell'isola di Burano verso il 1845.
Il rigido inverno del 1872 ricopre di ghiaccio la laguna attorno a Burano, la pesca, principale risorsa degli abitanti dell'isola, non può essere praticata; la miseria è estrema e molte famiglie sono alla fame. Dei soccorsi immediati erano indispensabili per salvare la comunità di Burano: all'appello lanciato per assicurare la sopravvivenza della popolazione, Venezia e l'intera Italia rispondono generosamente. Sotto il patrocinio di S.M. la Regina Margherita si pensa di ripristinare l'arte del merletto nell'isola; a tale scopo una vecchia buranella la "Cencia Scarpariola" che ricorda ancora quasi tutti i punti, inizia ad insegnare alle giovani dell'isola quest'arte antica. Rinasce il merletto di Burano. La scuola ha uno sviluppo straordinario: il numero delle allieve, da un primo nucleo di 11, sale nel 1878 a 250, arrivando nel 1906 a 770. Le ordinazioni riprendono a giungere in grande quantità, prime fra tutte quelle della Regina Margherita, della Principessa di Metternich, della Granduchessa di Baden e via via di altre nobildonne italiane e signore inglesi e americane; ritornano di moda gli scialli di pizzo, i merletti per ornare i colli e le maniche degli abiti femminili e, come nei secoli precedenti, si ricamano tovaglie e paramenti sacri per le chiese.
Riprende a scorrere veloce l'ago nell'esecuzione del punto in aria che conferisce al merletto lavorato sul "cuscinello de strassa", come detto nel musicale dialetto locale, impareggiabili caratteri soprattutto per i motivi ornamentali che li ispirano e che, con i loro fiori, animali e le "roselline", dischetti a forma di stelle disseminati sullo sfondo, fanno del merletto di Burano una cosa unica al mondo.
La scuola prosegue la sua opera ed il lavoro delle abili mani continua, fra alti e bassi, fino al 1872 quando avviene la chiusura definitiva. Ma l'arte del merletto sopravvive malgrado tutto ed oggi il maggior centro è, a Burano, sicuramente il negozio "Dalla Lidia" con l'annessa Galleria del merletto antico, vero e proprio museo. Qui vengono confezionati nuovi preziosi lavori e conservati i tesori dell'antica arte. Qui si possono vedere ed acquistare pizzi per tovaglie e lenzuola, copriletti e centri di ogni tipo, farfalle e scarpine per neonati ed innumerevoli merletti per tutti gli usi. E' nella galleria che si possono ammirare i pezzi più rari, conservati gelosamente per la delizia dei visitatori i quali, a contatto con quelle rare bellezze, potranno riandare per un attimo con la mente alla leggiadra leggenda che vuole l'alga, figlia del mare, inspiratrice prima dei capolavori realizzati su quest'isola il cui cielo limpido e chiaro sembra voler aggiungere trasparenza alla leggerezza del merletto.

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