STANPA
«Consejo de pregadi - scriveva Marin Sanudo al principio del secolo XVI - è uno consejo il qual governa il stato nostro». Giudizio sintetico, sì, quello del cronista veneziano, ma perfettamente aderente alla realtà. Ora anche il più vasto pubblico degli studiosi può accedere senza difficoltà ai documenti che tramandano la «vita quotidiana» del Senato di Venezia, grazie al progetto editoriale promosso dall'Istituto veneto di scienze, lettere ed arti e finanziato dalla fondazione Cassa di Venezia: la pubblicazione dei «registri», cioè le deliberazioni, del consiglio negli anni 1335-1381, epoca cruciale per la Serenissima, funestata dalla peste, dal terremoto, dal «tradimento» del doge Marin Faliero, dalle disastrose guerre contro Genova, ma in piena espansione territoriale. I primi tre dei ventitré volumi previsti, con le annate 1340-1342 e 1345-1347, sono stati presentati ieri nella biblioteca del Senato - «erede ideale di quello veneziano», come ha detto il presidente Marcello Pera - dal curatore Gherardo Ortalli, ordinario di storia medievale a Venezia, e dallo storico Giuseppe Galasso.
Istituito probabilmente nel 1229-1230 come organo di supporto al Maggior Consiglio, il Consiglio dei Rogati o dei Pregadi assorbì presto la vecchia «quarantia» e divenne «Senato» della Serenissima, passando dalla funzione istruttoria e consultiva in tema di commercio e navigazione ad un vero e proprio potere di decisione su ogni aspetto della politica interna ed estera della Repubblica. Giuseppe Maranini, il principe dei politologi che alla Costituzione di Venezia dedicò un libro d'insupera ta dottrina, parla di «immensa e diretta influenza su tutta l'amministrazione veneziana». E non è davvero un'esagerazione, come dimostra il caso, citato da Ortalli, di Alberto Ognibene da Arpo (Registro XIX,552). Questo disgraziato trevigiano aveva colpito un concittadino, tale Alemanno, «cimatore», ed era stato condannato a pagare «200 lire di piccoli», somma «per lui stratosferica». Non soltanto non era riuscito a pagarne più di 75, ma era entrato in un circolo perverso: da recluso non poteva lavorare, quindi non poteva pagare, quindi restava in galera. E così via, finché l'onnipotente Consiglio non si impietosì e nel giugno 1341 gli abbuonò metà della pena pecuniaria dovuta, «in considerazione della sua indigenza e del tempo già trascorso in carcere». Tra le faccende della grande politica mediterranea, c'era tempo anche per deliberare «de minimis». La mole dei «registri» conservata negli archivi veneziani, come ben sanno gli storici che li frequentano, è impressionante e divisa in due serie: i «misti», su cui stanno lavorando gli studiosi dell'Istituto veneto, e i «secreti», dedicati in particolare ad argomenti politici. Dal 1440 i «misti» si dividono nelle due «sottoserie» del «Senato da mar» e del «Senato terra», a seconda della materia trattata. «Forse le maggiori novità - osserva Ortalli - potranno venire alla conoscenza degli stati della terraferma d'Italia».
Lodando la qualità scientifica dell'opera , il professor Galasso sottolinea l'importanza di questi documenti per «poter delineare molto meglio le funzioni e le competenze del Consiglio dei Pregadi», che offriva tra l'altro, grazie al meccanismo delle cooptazioni, «la possibilità di reclutare il personale politico anche al di fuori delle ristrette oligarchie di governo», congelate dalla serrata del Maggior Consiglio (1297). Soprattutto, la pubblicazione dei «registri» dell'archivio veneziano, «pera ltro studiatissimo», consentirà di «indagare meglio le ragioni dello stabilirsi di quel pluralismo politico» che dominerà la Penisola per quattrocento anni.
A. Bianchi
fonte: Gazzettino
data: 29/09/2004
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