STANPA
LIGA FRONTE VENETO L'assemblea generale del movimento si è confrontata su tre tesi. Battuta la mozione del segretario nazionale Beggiato. Approvata la proposta di Bucciol
La confluenza elettorale con "Progetto Nordest" capovolge la linea dell'ultimo congresso che invitava ad alleanze col centrosinistra
Limena
«Chi ha vinto? Chi ha vinto?» Un "lighista" rimasto silenzioso nella sala civica di Limena (Padova) Alla fine di una lunga discussione e, dopo tre votazioni, dopo proclami di indipendentismo, richiami a San Marco e al "popolo veneto" non ha ancora capito se il suo cuore possa continuare a palpitare per quella grande bandiera rosso-oro col leone di San Marco ora attaccata alle spalle dei dirigenti.
«Chi ha vinto? - bisogna chiedere a Fabrizio Comencini - Allora 'sta Liga Fronte Veneto di Ettore Beggiato segretario nazionale va con "Progetto Nordest" di Panto o no»? Sospiro, blocco degli appunti e spiegazioni notarili: «La mozione di Marcello Pigozzi, che vuole che la Liga si allei col centro sinistra, ha avuto 34 voti a favore, altrettanti contrari e 3 astenuti. Quella di Beggiato, che invoca che ogni lighista, a titolo personale, si trasferisca con Panto, 16 sì, 41 no e 9 astenuti. La mozione di Giampaolo Bucciol, che sposta, per le elezioni, il movimento con simbolo annesso, alla formazione di Panto ha ottenuto 31 sì, 13 no e 27 astenuti».
Se siete in difficoltà a realizzare che ha vinto chi ha avuto meno voti, e il record di astensioni, nessun problema. É proprio andata così e questa votazione è a suo modo simbolo e paradigma della Liga Fronte veneto. "Movimento" che sente come sia faticoso sopravvivere in modo autonomo e che soffre visceralmente ogni alleanza. Così al grido di San Marco e del suo leon hanno inneggiato ai valori del popolo Veneto. Sbuffato contro Panto, imprenditore trevigianocoi schei e coe teevision, (nei confronti del tycoon televisivo ieri alcuni lighisti hanno sparato giudizi cartavetrata). Minacciato referendum per lo Stato veneto. Dichiarato insofferenza contro il centro sinistra ("i vol tuti i estracomunitari in casa nostra. Mai!). Proclamato fastidi contro il centrodestra ("lì strada chiusa" dice Munaretto).
E alla fine, quando quasi tutti hanno capito che il rischio più grosso era quello di perdereel simbolo del leon salvataggio in corner con il voto a Bucciol che obbliga i lighisti a tornare da Panto e dirgli: noi veniamo assieme al simbolo, o niente. E se si pensa che anche Pigozzo aveva detto: al centrosinistra proponiamo "noi col simbolo non se ne fa niente" si ha la situazione di questo movimento-partito. «Siamo obbligati alle alleanze - spiega l'avvocato Alessio Morosin che pare ad un certo punto essere il regista dell'assemblea - Dobbiamo sfruttare questo passaggio per evitare di diventare un gruppo culturale. Ci pare di capire che il famoso "Progetto Nordest" nessuno bene sappia cosa sia, nemmeno coloro che lo propagandano; invece noi possediamo statuto e progetto. L'importante è che il nostro uno per cento non sia svenduto, dobbiamo tenerlo saldo e non penso sia accettabile che si propongano veti personali all'accesso di qualcuno».
Il riferimento andava al presunto niet di Panto a nomi come quello di Comencini e Padovan (poi si scoprirà che, forse, non c'è alcun veto). Ma l'assemblea generale di Limena ha avuto come sottofondo tutte le scale del disagio e i colori delle difficoltà per la Liga Fronte Veneto. Tensione ce n'è stata, ma senza esagerare. Beggiato ha perso tecnicamente (al punto che la sua mozione era stata rigettata perché non conteneva alcun riferimento a valori ideali, simboli e quant'altro della Liga) ma politicamente il movimento sta già bussando alla porta dell'imprenditore Giorgio Panto. A favore: la visibilità che offre il suo network televisivo del quale i lighisti dicono di aver bisogno ("altrimenti la gente come ci conosce"?). Contro: la mancanza di un progetto definito e una certa tradizionale ruvidezza nello stile e nelle idee pantiane (accuse uscite da Limena). All'imprenditore trevigiano di San Biagio (Panto aveva già tentato senza successo la scalata in Regione Veneto) e al suo braccio destro Mariangelo Foggiato, ex segretario del Carroccio, spettano la risposta. Presto per dire, comunque, come andrà davvero a finire. Se Panto non dovesse accettare il simbolo, sarebbe tutto da rifare. E anche ieri lo spirito indipendentista deve aver soffiato su quella bandiera tanto che, alla fine, dell'assemblea è tuonato (inascoltato o quasi) un "parlè come quei de Roma, no ve capiso più" Sembra una bestemmia. Qualcuno l'ha presa come un'invocazione al santo protettore.
Adriano Favaro
fonte: Gazzettino
08/11/2004
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