STANPA
VERONA Avrebbero promosso una campagna contro i nomadi nell?estate del 2001: sono reati previsti e puniti dalla cosiddetta legge Mancino
Sei mesi di reclusione, divieto di propaganda elettorale e 45mila euro di risarcimento. La pena inflitta anche al consigliere regionale Tosi
Verona
Sei esponenti leghisti, tra cui il consigliere regionale Flavio Tosi, già capogruppo in Regione, gli assessori provinciali Matteo Brangantini e Luca Coletto, il capogruppo Enrico Corsi, Barbara Tosi (sorella di Flavio) e Maurizio Filippi sono stati condannati dal Tribunale di Verona a sei mesi di reclusione per incitamento all'odio e alla disciminazione razziale, reato previsto dalla legge Mancino, per aver promosso una campagna anti nomadi nell'estate 2001. Insieme alla condanna anche la pena accessoria - non richieste dal pm Guido Papalia - del divieto di partecipare a qualsiasi attività di propaganda elettorale per tre anni. I giudici hanno comunque concesso i doppi benefici di legge. Il collegio, presidente Mario Sannite, ha stabilito un risarcimento provvisorio alle parti civili di 45 mila euro: diecimila all'Opera nazionale Nomadi e cinquemila a ognuno dei sette sinti che si erano costituiti in giudizio. La vicenda trae origine da un impegno preso nel 1995 dal Consiglio comunale di Verona che impegnava la Giunta scaligera a non realizzare nuovi campi nomadi. In base a ciò la Giunta Sironi aveva fatto sgomberare, nell'estate 2001, alcuni insediamenti abusivi, suscitando la protesta dei nomadi e la conseguente reazione degli esponenti leghisti, che avevano promosso una petizione popolare per chiedere al Comune lo sgombero di un campo nomadi abusivo. La sentenza emessa ieri dal Tribunale di Verona ha suscitato vivaci reazioni nell'area leghista.
Per il segretario veneto del Carroccio Giampolo Gobbo, «la sentenza che ha colpito i militanti della Lega ha dell'incredibile».
«È un processo - commenta - alle opinioni ed alle idee che vanno sul piano politico e non certo sulla discriminazione razziale. È senz'altro giusta la richiesta politica ed amministrativa di spostare da una zona un agglomerato abusivo che ha portato diversi cittadini veronesi a fare la richiesta di questo spostamento indirizzata, peraltro, a Prefetto e Comune. I militanti della Lega non andavano contro legge né tantomeno hanno creato discriminazione razziale e visto che a Verona esiste già un campo nomadi regolarmente adibito, la richiesta di spostamento e di eliminare un abuso amministrativo è perfettamente lecita. Non si processino le opinioni - ha aggiunto Gobbo - ma si vedano i fatti concreti».
«È una sentenza vergognosa che colpisce i cittadini onesti che hanno avuto l'unico torto di chiedere il rispetto della legalità», è il commento di Federico Bricolo, vicepresidente della Lega Nord a Montecitorio. «Questa sentenza ci dice che evidentemente la legge Mancino è da cambiare visto che va a perseguire come reato d'opinione la richiesta legittima, peraltro sostenuta dalla firma di mille cittadini, di legalità». «La condanna inflitta a Verona - afferma in una nota Mario Borghezio, capo delegazione della Lega Nord al Parlamento europeo - rappresenta un'ennesima inammissibile ingerenza politica della magistratura contro di noi»: lo ha affermato in una nota Mario Borghezio, capo delegazione della Lega Nord al Parlamento europeo. «Una sentenza choccante - è il commento del segretario della Lega Nord Piemonte Roberto Cota - La gente è stanca di soprusi e di razzismo al contrario per cui i nostri cittadini e i loro diritti sono considerati di serie B». Anche Forza Nuova ha espresso solidarietà ai leghisti condannati.
fonte: il Gazzettino
03/12/2004
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- Le reazioni alla sentenza
«È un altro colpo sferrato alla giustizia»
Tosi attacca la magistratura. Mosele: «Mi pare una decisione un po’ eccessiva»
Ha saputo della sentenza di condanna al telefono perché, dopo aver assistito in mattinata in tribunale alle arringhe difensive, Flavio Tosi è andato in consiglio regionale a Venezia. Non l’ha presa bene. «Sono sereno e la condanna non era inaspettata», ha spiegato il consigliere regionale, «perché conferma la sfiducia che abbiamo nella giustizia italiana». Parole forti per un esponente della Lega Nord, partito che annovera tra le sue compagini il ministro di grazia e giustizia Roberto Castelli. Ma Tosi se la prende con il guardasigilli? Ce l’ha con lui che, quando già era in carica diede la sua solidarietà ai sei leghisti veronesi sotto inchiesta e promise una rivisitazione della legge Mancino, mai messa invece in discussione nei tre anni e mezzo del governo Berlusconi? Neanche a parlarne. «Castelli non c’entra», ha risposto Tosi. E allora chi? «La magistratura. Questa è una sentenza che sferra un altro colpo alla giustizia. Noi in parlamento abbiamo il 4 per cento, altimenti l’antidemocratica legge Mancino l’avremmo già modificata. E alla magistratura dico che sarebbe più opportuno che si occupi di criminali invece che condannare la brava gente». E l’interdizione dalla campagna elettorale? «È una minaccia», ha commentato Tosi, «che non mi condizionerà. Ma resta sempre una minaccia. Ci vogliono rieducare con le sentenze come nei gulag dell’Unione Sovietica». «I magistrati non stanno dalla nostra parte», ha detto il parlamentare del Carroccio Federico Bricolo, «e questa è una sentenza vergognosa che colpisce i cittadini onesti». Poi ha spostato il tiro: «Questa sentenza ci dice che evidentemente la legge Mancino è da cambiare, visto che va a perseguire come reato d’opinione la richiesta legittima».
«Male». È la prima reazione del presidente della Provincia, Elio Mosele, alla notizia della condanna di due dei suoi assessori, Coletto e Bragantini. Mosele ci è rimasto male: non pensava che sarebbe finita così. «Mi pare che la decisione del giudice, che rispetto sia chiaro, sia un po’ eccessiva per quello che in effetti erano stati i fatti. Però mi riservo di valutare meglio la vicenda. Provvedimenti? Non penso proprio, la pena è sospesa, e ci sarà l’appello. È chiaro che la notizia non mi fa piacere», ha concluso Mosele, «mi riservo degli approfondimenti ma non credo proprio che ci saranno decisioni particolari».
L’amministrazione provinciale, dunque, fa quadrato attorno alla Lega. Anche gli assessori provinciali Matteo Bragantini e Luca Coletto, subito dopo la condanna, hanno detto di non temere richieste di dimissioni da parte della maggioranza. Enrico Corsi ha detto: «È assurdo. Abbiamo solo chiesto di ripristinare la legalità in un campo nomadi abusivo».
Solidarietà ai leghisti è stata espressa da Paolo Caratossidis, segretario regionale di Forza Nuova: «Sono stati ingiustamente processati per la liberticida legge Mancino». (l.g.)
fonte: l'Arena
03/12/2004
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