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i documenti de Raixe Venete Alcuni spunti di discussione dall'esterno
stanpa adeso STANPA

Gentili Signori,

ho avuto la segnalazione dell’indirizzo di questo Forum da un amico e, incuriosito dal fatto che conosco il Veneto e i veneti giacché ho sposato una “marostegana”, mi sono collegato e ho letto alcuni messaggi.
Premetto che non sono veneto: di origine cremonese ma trapiantato a Milano appena nato, risiedo con moglie e figlio proprio a Milano. Tuttavia, circa una volta al mese vengo a Marostica, cittadina che ormai frequento regolarmente da quasi 8 anni.

La mia visione del Veneto e dei veneti è quella visione “esterna” che, a quanto vedo, in questo Forum manca decisamente. Conto e spero quindi che la mia opinione possa essere uno spunto per interessanti dibattiti, considerato anche che una discussione limitata a soli veneti amanti del Veneto corre il rischio di essere una mera autocelebrazione, sicuramente gratificante ma in verità un po’ sterile.

Dalla mia premessa capirete che ho qualche critica da muovere. Resta inteso che, come in ogni corretta discussione fra persone civili, argomenterò sempre le mie affermazioni.

Il primo spunto di discussione è la pretesa “non italianità” del Veneto.
Tutti noi sappiamo che il concetto di “italianità” comunemente inteso coincide con lo stereotipo dell’italiano tipo del Centrosud.
Sappiamo anche che la nostra nazione non fu voluta tanto da un diffuso senso unitario popolare, quanto da una spinta che fu più che altro elitaria. Pochissimi sanno che quando, nel 1859, le truppe di Carlo Alberto entrarono in Milano, il cosiddetto popolino gridò: “Hinn rivà i piemuntées”, e non “Viva l’Italia”. Così come molti vogliono ignorare il fatto che il popolo partecipò attivamente alle 5 giornate di Milano mosso più dall’ennesimo inasprimento fiscale voluto dall’ottusa dominazione austriaca della Restaurazione (ben diversa dall’illuministica e ottima dominazione Teresiana del ‘700), che non da un particolare patriottismo.
Sappiamo infine quanto disomogenea fosse l’Italia all’epoca dell’unità e quanto disomogenea sia rimasta fino ad oggi. Tanto disomogenea, che gli unici fattori unificanti erano la lingua di una ristretta cerchia di persone, la religione e un tratto di storia comune nella lontana epoca Romana.
Ad oggi la situazione non è cambiata moltissimo, ad eccezione della diffusione della lingua italiana in vasti strati della popolazione e della meridionalizzazione delle grandi aree urbane del Nord-Ovest. Il Sud ed il Nord rimangono praticamente due nazioni diverse, che la storia ha un po’ forzosamente e forzatamente unito. Sud e Nord, poi, non sono omogenei nemmeno al loro interno, pur presentando alcuni importanti fattori unificanti.
Nel Nord si possono identificare grosso modo le ripartizioni che già in molti studi statistici vengono fatte: Nord-Ovest (Piemonte, VdA, Liguria e Lombardia), Nord-Est (Triveneto, AA) ed Emilia-Romagna.
Il Nord-Est è assai più omogeneo del Nord-Ovest e dell’Emilia-Romagna: quest’ultime, diversamente dal Nord-Est, sono composte da regioni e province che hanno avuto una storia molto diversa. Tuttavia i cosiddetti “indicatori sociali” ci mostrano un Nord-Ovest e un’Emilia-Romagna piuttosto uniformi e soprattutto a livelli mitteleuropei per quanto riguarda tutti i parametri: economici, sociali e culturali.
Nel Nord-Est invece, nonostante i parametri economici e sociali siano simili al resto del Nord, la diffusione della cultura è e rimane limitata a poche (e ristrette) fasce di popolazione. L’attaccamento al dialetto e alle tradizioni, che è positivo solo se è nelle giuste dosi, in Veneto è davvero esagerato e alla fin fine costituisce un freno che in realtà riguarda un orizzonte più ampio rispetto alla semplice questione culturale. Le nuove generazioni crescono praticamente senza conoscere quella che, ci piaccia o no, è la lingua nazionale e questo limita da subito le loro possibilità di affermazione al di fuori del proprio ambito locale. E’ lo stesso limite che troviamo, pressoché identico, in alcune zone del Centrosud, dove ancora l’italiano stenta ad imporsi al dialetto. In questo il Veneto è sorprendentemente simile al nostro Sud Italia.
Ma non solo. Anche il carattere, la mentalità della gente è diversa rispetto a buona parte del Nord, segnatamente alla Lombardia e più in generale al Nord-Ovest.
Al di là della comune voglia di far da sé, di darsi da fare, cambiano alcuni importanti atteggiamenti “sociali”.
Qui da noi, e peggio ancora in Piemonte e in Liguria, le porte di casa si aprono solo alle persone che si conoscono e frequentano da molto tempo. Altrimenti, regna una cortesia formale, dove è sempre opportuno rispondere “no, grazie, molto gentile”. Qui, per far studiare i figli, si fanno carte false (a volte fin troppo, aggiungo io, e si mandano avanti delle vere e proprie “capre”): lo studio non è considerato una perdita di tempo, come invece ho sentito dire da alcuni a Marostica. Qui, parlare il dialetto è considerato una sorta di privilegio che si riserva solo alle persone con cui si desidera avere maggiore confidenza. Parlarlo con altri, è considerata maleducazione.
Al Nord-Est, invece, l’ospitalità è sincera e genuina: fantastico, per un rigido lombardo come me, abituato all’imbalsamato e ipocrita formalismo che regna qui! Anche in questo caso però, il Nord-Est, stavolta in compagnia della godereccia Emilia-Romagna, assomiglia stranamente al nostro Sud. Così come, per certi versi, un po’ meridionale è l’allegra anarchia che domina nella crescita incontrollata di capannoni industriali in Veneto, che ne ha letteralmente stravolto l’aspetto (vedansi a tal proposito alcuni begli articoli del vicentino Gian Antonio Stella).
Non capisco quindi come facciano molti di voi a sentirsi così “non italiani” e a inveire così tanto sull’italianità quando invece, a ben guardare, questa in Veneto per certi versi è maggiore che, ad esempio, nella “chiusa” Lombardia o nel resto del Nord-Ovest!

Il secondo spunto di discussione è “La Serenissima e l’est Lombardia”.
Ho letto che alcuni ritengono che Brescia, Bergamo e Crema siano città venete finite per sbaglio in Lombardia. Falso: queste sono tre città lombarde, che per tre secoli e mezzo sono state sotto la Serenissima.
E’ indubbio che oltre tre secoli abbiano lasciato qualche segno. Ma è altrettanto indubbio che, tanto per dirne un paio, nei rudi dialetti di quelle zone non vi sia praticamente traccia della gentile parlata veneziana (tanto che anche linquisticamente sono dialetti lombardi transabduani e non dialetti veneti), così come nell’architettura non vi siano stati mutamenti sostanziali: lo stile delle case e delle cascine è tipicamente lombardo.
Alcuni di voi alludevano, a supporto della veneticità delle tre città, alla loro laboriosità. Beh, mi sembra che anche i milanesi, i brianzoli, i varesotti e i comaschi non siano certo noti per starsene con le mani in mano ad aspettare che qualcuno provveda per loro! E se a Brescia, Bergamo e Crema non sono veneti dialetto, architettura e “mentalità base”, come possono considerarsi venete?
Mi ha poi sorpreso la nostalgia con cui molti di voi guardano alla Serenissima. Essa, in realtà, già dall’inizio del Seicento cominciò un lento ed inesorabile declino, che cessò solo quando Napoleone, a fine Settecento, decise di porre fine alla sua ormai pietosa esistenza. La Serenissima fu un degno esempio di Stato fino al Cinquecento, ma si fermò lì. Nella sua interminabile agonia, Venezia trascinò il Triveneto fino alle porte del XIX secolo, lasciandolo letteralmente languire. E infatti, se il Veneto entrò in Italia da regione arretrata e tale rimase fino almeno a tutti anni ’50, la ragione va ricercata proprio nella Serenissima. Vi chiedo dunque: e la rimpiangete pure?

Il terzo spunto di discussione è “l’atteggiamento dei veneti verso l’esterno”.
Merita un capitolo a sé, quest’argomento.
Sappiamo tutti benissimo che ogni zona al mondo è unica. Sappiamo tutti che, a chi è affezionato e legato alla propria zona d’origine o di residenza, questa sembri la migliore. Il punto è che, per il veneto “tipo”, il Veneto non sembra il posto migliore, è il posto migliore! Ed è il posto migliore “a prescinedere”. Mi spiego: io ad esempio sono affezionatissimo al paesucolo d’origine dei miei, un gruppo di case perso nella vasta landa cremonese. Là mi sento a casa, mi rigenero. E’ il luogo che più di tutti mi infonde pace e serenità. A me sembra il luogo migliore, per me è il luogo migliore. Ma so che ne esistono 100.000 di meglio, magari senza nebbia, con un lago, il mare, le colline o le montagne, e mai e poi mi mai mi metterei a dire che quel paesino è meraviglioso, che è qua, che è là, che è su, che è giù. Ed ecco il punto: non pochi veneti invece, al mio posto, farebbero proprio così!
E questo è lo stesso spirito che avverto a Marostica e che sento fortemente anche qui, in questo forum. Ma credete davvero, e fino in fondo, che da voi è tutto “il meglio”? Credete che a ovest del Mincio, o forse dell’Adda, e a sud del Po, faccia tutto schifo? Perché rifiutate tutto quello che sta al di fuori dei vostri confini? Forse avete paura di accorgervi che altrove possano esistere posti obiettivamente e oggettivamente migliori del Veneto? Non so, dico così perché non capisco altrimenti il vostro astio (odio? Disprezzo?) verso tutto ciò che non sia veneto.

Il Veneto è una bella regione: dalle Dolomiti al mare, passando per le colline e per la campagna e per le città d’arte. Ha in più due autentici gioielli, che sono il panorama di Cortina e Venezia. A parte Venezia (là sembra di essere in Liguria, da tanto sono scorbutici), la gente è ospitale e cordiale con i turisti. Non fate l’errore di limitarvi a questo e, per tutto il resto, di chiudervi al mondo esterno e di farvi prendere da rabbia e risentimento.
La situazione è quella che è: non crediate che a me, e così a molti lombardi, a molti piemontesi, faccia piacere di stare in Italia ed essere italiani. Ma purtroppo è così, e quindi cerchiamo di essere leali, buoni e onesti cittadini italiani e di insegnare questo ai nostri figli. Insegnare loro sì il nostro dialetto, per quanto possibile, ma soprattutto e in primis la lingua italiana, istruirli il più possibile, aprirli al mondo senza snaturare le proprie origini. Io adoro la mia regione, la Lombardia, e sono orgogliosissimo di essere lombardo (da generazioni e generazioni, peraltro), e tutto questo nonostante il fatto che della Lombardia nei mezzi di informazione si parli sempre malissimo e si ignorino puntualmente le sue numerose bellezze artistiche e naturali (qui ci abbazie che, se fossero in Umbria o in Toscana, sarebbero visitate da orde di turisti; ma siccome sono in Lombardia, sono brutte per definizione e quindi nessuno va a visitarle). Praticamente all’Italia la Lombardia fa comodo averla, solo quando conta le entrate tributarie… eppure, non riesco a provare per l’Italia l’odio e il risentimento che provate voi. Cerco solo di migliorarla, nel mio piccolo. E sapendo che nessuno è perfetto. Né io, né i lombardi, né i veneti, né chiunque altro.

Cordialmente,

un vostro "Ospite".



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