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i documenti de Raixe Venete lettera: la Gloriosa Repubblica Serenissima
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30 novembre 2005

Inviata al Gazzettino in risposta alla lettera del Dott. Daniele Trabucco dal titolo "Serenissima federalista? In realtà fu uno stato accentratore e tirannico, una vera e propria 'Repubblica dei privilegi'", pubblicata il 29/11/2005


Egr. Dr. Trabucco,
dovrei essere legittimato ad invocare quei principi di eguaguaglianza vanto dalla rivoluzione francese che tanto lei ammira, prima di controbattere i suoi argomenti: non ho alcun titolo accademico da opporre ai suoi, né sono presidente di alcunchè, nemmeno della bocciofila del paese, ma non lo faccio, non serve, essendo nel cuore legatissimo ai principi della nostra antica Repubblica, la quale, anche se governata da una aristocrazia, aveva ben presente il principio dell’uguaglianza degli uomini di fronte a Dio, pur nella loro diversità, per cui le leggi che produceva erano prima di ogni cosa, animate da quella “pietas cristiana” che la rivoluzione giacobina cancellò completamente, seminando solo odio e morte in tutta Europa. Pietas e senso dello Stato, aggiungerei anche, per cui i nobili veneziani non erano al servizio degli interessi della propria classe sociale, ma della “Res publica”, mentre in altre parti d’Europa lo stato era di proprietà del re e dei nobili. In questo consiste, credo, la peculiarità di fondo della Repubblica nostra.
Per quanto riguarda il peso della fiscalità le allego alcuni dati:
“Anno 1775 dati in milioni di ducati
Entrate fiscali dalla città di Venezia: 3.800.781
Dalla Terraferma e dallo stato da Mar. 2.352279
Totale entrate 3.153.060
Prestiti e riserve 5.734.467
Totale attivo 11.887.850
Uscite 7.838.270
(le spese militari erano pari a 1,7 milioni, gli interessi su debito pari a 1,85 milioni, il rimborso su prestiti pari a2,07 milioni, il costo dei dipendenti pubblici pari a 0,396 milioni).
Quindi un bilancio finanziariamente florido, che tra l’altro gravava sulla ricchezza prodotta per meno del 5%.

L’amministrazione napoleonica portò al quadruplicamento della tassazione, oltre ad ingenti requisizioni ed arbitrarie soppressioni di diritti su beni sia ecclesiastici, sia privati, sia delle comunità locali, che portarono all’ingigantimento della macchina pubblica, a spese della ricchezza privata.” Nel 1816 la produzione tessile della Terraferma era dimezzata rispetto al 1797.
Da un’indagine del 1870 della Camera di commercio di Venezia, risulterà che in quel periodo i salari degli operai veneti erano dimezzati, come potere d’acquisto, rispetto a quello che avevano alla fine della Repubblica.: 360 lire contro 720.” Bel progresso per la povera gente!
Fonte del corsivo: “Veneto, questioni di storia della Società Veneta” di Lucio Balestrieri.

Lasci perdere gli ingenerosi epiteti volti ai nostri governanti: non erano del suo parere le popolazioni dell’epoca. Ne furono testimoni gli innumerevoli episodi di sollevazione contro l’invasore, “in primis” la rivolta di Verona , dove una cittadinanza infuriata uccise centinaia di soldati francesi, al nome di San Marco, fino a liberarsi dall’occupazione. “Quei governanti vigliacchi” forse pensarono, ad un certo punto, che era meglio cedere il potere momentaneamente alle municipalità giacobine (che rappresentavano un’infima parte della popolazione) piuttosto che trascinare lo stato in una guerra a cui non eravamo preparati, nell’intento di ridurre i lutti e le rapine da parte di un occupante feroce al pari dei i nazisti. Una relazione del Rettore di Verona del 1796, descriveva una provincia placida, prospera e tranquilla, con dei sentimenti radicati tra il popolo di fedeltà al gonfalone veneto (legga in proposito Agnoli “Le Pasque Veronesi” ed. Il Cerchio).
Quanto a frà Paolo Sarpi, ribadisco che fu un grande giurista; si occupò da cronista anche del Concilio di Trento, a cui assistette. Il trattato da lei citato si può scaricare in internet.
L’emarginazione degli ebrei fu un fatto da imputarsi alla chiesa romana e alla sua dottrina: a Venezia comunque trovarono ospitalità, protezione e grandissima libertà (relativamente ai tempi e al resto d’Europa), tanto che nel ‘600, la religione ebraica fu riconosciuta ufficialmente assieme al protestantesimo.
Millo Bozzolan, si associano Gabriele Riondato di Fossò, Pierluigi Ceccon di Treviso

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