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i documenti de Raixe Venete Autonomia, doccia fredda sul Bellunese
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IL CONSIGLIO REGIONALE Critiche al discorso del presidente Giancarlo Galan che giudica così le istanze: «Miserabilità politiche»

La giunta è per il federalismo fiscale nel Veneto. Bottacin: «Senza sarà secessione». Bond e Trento per l'immediata specificità

Venezia
Il discorso di Galan durante il consiglio regionale di ieri sull'autonomia ha avuto sui bellunesi l'effetto di una doccia gelata. Quantunque fosse nelle dichiarazioni della vigilia, ci si aspettava qualche cosa di forte per Belluno, se non altro per rispettare gli impegni presi in campagna elettorale e anche prima. «Miserabilità politiche sulle quali non vale la pena di insistere» ha definito le ha definite il governatore, che pensa al Trentino ma più in grande alla riforma della Costituzione operante da qualche anno, che prevede la geometria variabile delle regioni (possono chiedere più poteri se dimostrano di cavarsela) e il federalismo fiscale. Non è piaciuto per niente alla vice presidente della Provincia, Claudia Bettiol, scesa in laguna apposta per capire le intenzioni della Regione: «Si elude il problema. E' improbabile che il Parlamento riconosca anche al Veneto l'autonomia speciale avuta da altre regioni in virtù di un trattato di pace e di minoranze etniche, non ci sono le risorse. E non credo nemmeno che i veneti siano culturalmente simili ai trentini. Si elude il problema di una montagna dove è oggettivamente più difficile vivere che in pianura. Belluno deve avere una propria forma di autonomia. Bisogna tornare a una legge sulla montagna, come fu il Progetto montagna negli anni Ottanta».

«Siamo partiti con un caso Belluno e, strada facendo, sono stati inventati un caso Veneto e ora anche un caso Trento: è un'infamia. Si alza un polverone per nascondere il vero problema - tuona il consigliere regionale di opposizione Guido Trento - si parla dei massimi sistemi quando non si pensa che Lamon è stata la punta di un iceberg, che altri Comuni vivono la stessa condizione. Ho ricordato a Galan che non solo non vuole impegnarsi per la specificità di Belluno, ma che non le dà nemmeno il giusto: il 5\% delle risorse per un territorio che rappresenta il 20\% del Veneto. Ho cercato di far capire che, così facendo, la politica si assume una grande responsabilità nei confronti di un clima sempre più pesante, disperato di fronte a promesse non mantenute. Si sta tirando troppo la corda, la parola passerà dalle istituzioni alla gente». Qualcuno, anche fra il centro sinistra, ha scambiato il suo intervento per una chiamata di piazza, alla violenza.

Lo ha fatto anche il consigliere di maggioranza Dario Bond: «Non mi pare che il clima sia incandescente e giustifichi un clima da terrorismo altoatesino degli anni Sessanta. Non vorrei mai che saltasse qualche traliccio anche da noi. Resta il fatto che le rivendicazioni di specialità del Bellunese sono sacrosante e mi dispiace che il presidente Galan le abbia sottovalutate nel suo intervento. Deve essere sancita al più presto dal nuovo statuto. Ricordo però che con la riforma costituzionale federale il Parlamento ha approvato un ordine del giorno dell'on. Paniz che impegna il Governo ad attribuire autogoverno e autonomia finanziaria a quelle province che, come Belluno, Sondrio e Verbania, sono in zone montane al confine nazionale o con regioni a statuto speciale».

Gianpaolo Bottacin, consigliere della Lega Nord, commenta così l'intervento di Galan: «Lui vuole il Trentino, io sono per il Veneto, un Veneto col federalismo fiscale, subito, altrimenti la Lega riprende la strada della secessione. Ricordo che una proposta di legge Dussin sulla provincia autonoma di Belluno giace in commissione a Roma dal marzo 2004. Peraltro, non capisco l'ambiguità del centro sinistra che a Belluno vuole l'autonomia e a Roma dice che la devolution divide l'Italia. E non capisco la Provincia, che non ha mai fatto una proposta di legge alla Regione e che in febbraio votò contro un nostro ordine del giorno per il referendum di Lamon e dopo il risultato ha cambiato idea. La strada è quella di completare la devolution col federalismo fiscale.

F. Olivo
fonte: il Gazzettino
02/12/2005

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