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i documenti de Raixe Venete IL TANKO TORNA AI VENETI
stanpa adeso STANPA

VENEZIA Il comitato di sostegno agli otto che assalirono il campanile, si assicura l’asta per lo strano blindato con una spesa di 6674,07 euro
Il tanko di San Marco ritorna a "casa"



Quarto d'Altino
Bisognava vincerlo questo assalto. Così erano pronti a sborsare fino a 80 mila euro per il vecchio glorioso tanko quelli del "comitato sostegno agli 8 di San Marco ("CS8", in una sigla che sa tanto di global e no global contemporaneamente).A Geremia Agnoletti che mostra, alla fine dell'asta, la ricevuta ("ma non confondetemi con Agnoletto che non ne posso più") è vero che hanno tirato la volata alcuni gregari del Comitato; ma sono stati anche per lui, probabilmente i dieci minuti più tesi degli ultimi anni. Adesso in "loro" mano di nuovo il tanko ritorna a rappresentare - ma senza evocare violenza - tutto quello che rappresentò già nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1997, in piazza San Marco, sul campanile: gis (carabinieri), assalti, occupazioni, lanciafiamme, vecchi mitra, serenissimi, pirati, Veneto da liberare (Veneto non Padania). E il mondo intero che scopre una regione occidentale in preda a voglie di secessione, anche "armate".

Costa 5 mila 800 euro ricomprarsi il tanko. Che diventano 6674,07 per le spese d'asta, compresi il bollo da 4,13 euro per la cancelleria e qualche altro centinaio per diritti e l'Iva.Escono, in contanti, come d'obbligo, dalla borsa di Alberto Montagner, bancario di origini veneziane, vestito di un grigio professionale d'antan. Prima una busta con 5 mila, poi gli altri. «Agnoletti - chiede un cronista nella solita ressa che sanno fare solo giornalisti, cameraman e fotografi - quanti soldi avete»? «Ve lo dico dopo, ma li abbiamo raccolti tutti da volontari». Quest'asta è anche uno spettacolo mediatico e politico. E un segno che le mille anime del "veneto" (o si doveva scrivere con la maiuscola? mah?) non smetteranno mai di comporre un mosaico quasi indescrivibile: poltiglia di emozioni, rancori, speranze, rabbie, successi e delusioni.Perché se da una parte i "CS8" (quelli del comitato di sostengo agli otto di San Marco) ri-battezzano anche il vecchio arrugginito tanko con una bottiglia di fresco prosecco - prodotto da uno del Comitato che abita a di Refrontolo (sapore fruttato, leggermente aromatico, bollicine di rappresentanza, bicchiere di plastica) - la grande barba di Valerio Serraglia, portavoce del Veneto Serenissimo Governo non smette di agitarsi: «Eco, n'altra volta che pasemo da 'mbriagoni...».

E' una staffilata, una delle tante che nel piazzale dell'autofficina Aci di Ferrarese a Quarto d'Altino, a poche centinaia di metri dall'autostrada più intasata d'Italia, si lanciano i due gruppi "veneti". Perché ha sì vinto il Comitato che adesso chiama il camion ("Patrik teefonaaaa che i parta...") che porterà gli 80 quintali di lamiere, gomme piene, polvere ragnatele e vecchio motore diesel in un luogo che Geremia Agnoletti vuole mantenere segreto.Mentre il vicepresidente aggiunto del "Veneto Serenissimo Governo" Andrea Viviani, 34 anni, operaio, Cologna al Colli, Verona, (uno degli otto) distribuisce comunicati - "Costituzione" del 2005 firmata Luigi Faccia e "appello al popolo veneto per la liberazione della veneta patria" del vice presidente vicario plenipotenziario Luca Peroni, aprile 2006 - e ha assistito all'asta sconsolato e deluso. Tanto deluso. Perché aveva invitato tutti i presenti nel piazzale a non concorrere. E invece l'asta parte a colpi di migliaia di euro; e c'è anche un vicentino che rialza e poi dirà quasi scusandosi che voleva regalarglielo ai serenissimi, il tanko. Così Serraglia brontola a ripetizione: «Dieci milioni spesi per comprare qualcosa che era già nostro». E ricorda ancora tutta la campagna di promozione all'astensione dall'asta fatta nei giorni scorsi, o il tentativo di un accordo con l'amministrazione statale per un passaggio gratuito del mezzo ai legittimi proprietari.Niente da fare su questa strada e allora via con la gara che ha messo subito in disparte Lauro Catto del Coisp (sindacato di polizia), mandato da Franco Maccari con 1800 euro in tasca e l'ordine: «Vai e compralo che è più efficiente di certi nostri mezzi».La dottoressa Michela Marchiori apre l'asta (10,03) e dice che c'è già un'offerta di 1500 euro per impossessarsi del "simbolo" (il prezzo di partenza era di 470 euro, inferiore al peso al chilo della lamiera). Il primo rilancio è a 2000 seguito da uno scoppiettare in salita. Si intuisce che c'è un gruppo che, a più voci, controlla il prezzo. Tanto che quando si arriva a 5mila euro anche Carlo Ferrarese il proprietario dell'officina deve il tanko venne parcheggiato un paio di mesi dopo l'assalto, molla. Altri due rialzi e al terzo, 5800 il tanko è venduto.Mentre i componenti dei due gruppi Veneto Serenissimo Governo e CS8 gironzolano attorno al blindato e lanciano differenti dichiarazioni alle tv e ai giornali (le loro strade seppur diverse permettono una silenziosa convivenza in questa mattinata) appare anche un silenzioso Flavio Contin. Aarriva col figlio Cristian e il fratello Severino e si affianca alla creatura. «Non mi pento di quello che ho fatto. Certo che rifarei. Un ideale era, ed è, il mio e il nostro». Scusate, il numero 07 sulla targa? «Era il sesto prototipo, gli altri sei però non li avevamo costruiti...». Guarda le lamiere arrugginite di questo "bussolotto" (era uno dei nomi che qualcuno voleva dare alla creatura-simbolo, poi passò il teutonico tanko) spiega che il fratello è specializzato in diesel e potrà risistemare il motore. Costruirlo è costato dieci anni di lavoro con fiamma ossidrica e bulloni.

«A bocce ferme - spiega Agnoletti - vedremo che fare del tanko. Credo lo porteremo alle manifestazioni. É il simbolo». Poco dopo Viviani entra col cronista nel "blindato". Polvere, un pezzo di garanzia dell'estintore, ragnatele. Difficile da guidare? «Abbastanza - risponde - ci siamo allenati anche di notte per i campi». Il vecchio trattore Fiat, lamierato, torna a casa. Con la bandiera di San Marco appoggiata sopra.

Adriano Favaro
fonte: Gazzettino
06/07/2006




L’AZIONE DEL 1997
Serviva un gesto clamoroso "per il Veneto autonomo"



Coincidenze. Il tanko - parola entrata nella lingua italiana proprio con l'impresa dei Serenissimi - battuto all'asta pochi giorni dopo che un referendum ha sancito, contro il parere della maggioranza dei cittadini veneti, il fallimento dell'ennesimo tentativo di riformare la Costituzione italiana in senso federale. Anche in quel 1997, la larga maggioranza di elettori veneti che vorrebbe vivere in un'Italia federale si dibatteva in una simile delusione, tra le nebbie del precedente tentativo fallito di riforma costituzionale. Solo che mentre oggi la Lega parla poco e Bossi fraternizza col presidente Napolitano, in quegli anni le piazze gridavano «secessione» e il ministro degli interni Napolitano era un nemico. Alla fine d'estate 1996, in un comizio a Venezia davanti a centomila persone, il leader della Lega aveva concesso a Roma un anno di tempo per fare la riforma federale, altrimenti - aveva detto - avrebbe dichiarato formalmente, proprio lì a Venezia, l'indipendenza della Padania.
Fu proprio allora che il piccolo gruppo di indipendentisti veneti che si raccoglieva da tanti anni intorno a Luigi Faccia, a Flavio Contin e a Bepìn Segato, e che fino a quel momento s'era fatto notare solo per «campagne di incollaggio» - le chiamavano così - di adesivi inneggianti all'autogoverno del Veneto, decide di passare all'azione, di uscire allo scoperto con un'azione clamorosa. Togliendosi di bocca gran parte dello stipendio, si attrezzano per intromettersi nel Tg1 con proclami indipendentisti e preparano il gesto clamoroso.

Hanno fretta, non c'è più tempo. I verbali delle loro riunioni, le lettere alle autorità e i proclami preparati per il giorno dell'azione, documentano con chiarezza i loro intenti. Non hanno nessuna intenzione di usare la violenza, né invitano i veneti ad azioni violente. Cercano una «azione clamorosa» per ottenere l'apertura di trattative con lo Stato per la concessione al Veneto di un vero Statuto d'autonomia: quell'autonomia che il fallimento delle riforme federali aveva appena negato per la seconda volta.

Due sono i motivi della loro fretta. Primo: vogliono oscurare - e ci sono riusciti alla grande - le manifestazioni previste per il bicentenario della caduta della Serenissima, che cadeva il 12 maggio 1997. «Sarebbe l'unico caso al mondo di un popolo che festeggia la perdita della propria Patria», scrivono nei loro messaggi al popolo veneto.

Ma è il secondo motivo quello decisivo. Loro vogliono un Veneto autonomo, indipendente. Dall'Italia, ma prima di tutto dalla Padania. I cospiratori di San Marco hanno, contro «l'invenzione della Padania», parole di fuoco. Essi guardano con rabbia gli autonomisti veneti sottomettere la millenaria bandiera di San Marco al simbolo vuoto di uno Stato inesistente. Si sentono investiti di un compito storico: ricordare ai veneti la fedeltà alla loro bandiera, additare la via dell'autonomia regionale, impedire che il Veneto sia «annesso» alla Padania, di cui Bossi ha annunciato la formale dichiarazione d'indipendenza a settembre. Vogliono agire prima, dichiarare prima l'indipendenza del Veneto, battere la Lega sul tempo.

E lo fanno, diamine se lo fanno. In dieci sono, otto nel commando di San Marco più Luigi Faccia e Bepìn Segato. Le armi, un mitra arrugginito della Seconda Guerra Mondiale, dal quale non avevano mai provato a sparare un colpo, e un autocarro mascherato da carrarmato, munito di un lanciafiamme nel cui serbatoio incendiario il perito del tribunale non trovò traccia d'idrocarburi. Eppure il loro gesto risuona in tutto il mondo, mille volte più forte della voce di un grande partito come la Lega. La fede nella Padania è minata all'origine, per la prima volta da quando la Liga s'è fusa nella Lega si riparla di «questione veneta». Sette consiglieri regionali su otto lasciano il partito di Bossi perché vogliono l'indipendenza e l'autonomia del Veneto, non della Padania, e sull'onda di una vasta pressione popolare il Consiglio regionale del Veneto - mentre i tribunali condannano i Serenissimi con l'aggravante dell'eversione - vota la Risoluzione 42 che afferma il «diritto all'autodeterminazione del Popolo Veneto», parola per parola il contenuto nei messaggi degli otto di San Marco.

Molti, in quei giorni, irrisero la «carnevalata», lasgnapa sul Campanile, l'insurrezione burla. Ma il grande giornalista Giorgio Lago comprese la portata politica del gesto e commentò: «Padania addio, il Veneto se ne va». Vide giusto: l'impresa di San Marco è già nella storia di Venezia (si legga l'opera pubblicata dal compianto prof. Paladini). Tanti episodi del Risorgimento italiano, che abbiamo studiato a scuola, non furono dissimili dal gesto di San Marco. L'Italia federale o il Veneto autonomo dovranno qualcosa a quel tanko.

Alvise Fontanella




MARCANTONIO BRAGADIN
Lo storico comandante, difensore di Famagosta



Ma chi era Marcantonio Bragadin, al quale il commando di San Marco ha intitolato il tanko? Era il comandante di Famagosta, isola di Cipro, Serenissima Repubblica. Nel settembre 1570 l'impero ottomano invade l'isola con un esercito di 200mila uomini. A Famagosta, fortezza progettata dal Sammicheli e munita di 500 bocche da fuoco, la guarnigione veneziana - seimila uomini - resiste eroicamente per dieci mesi all'attacco dei turchi, che lasciano sotto le sue mura ottantamila caduti. Bragadin s'arrende solo il 4 agosto 1571, i turchi garantiscono ai mille veneziani superstiti l'onore delle armi. Invece massacrano l'intera guarnigione e scuoiano vivo Bragadin, che aveva rifiutato di farsi musulmano, dopo tredici giorni di atroci torture. Le spoglie del martire, sottratte ai turchi, riposano nella chiesa dei santi Giovanni e Paolo a Venezia. La caduta di Cipro e il terribile supplizio di Bragadin non furono vane: convinsero finalmente le potenze europee ad aiutare Venezia nella sua lotta contro l'espansione turca, che pochi mesi dopo fu fermata a Lepanto, cancellando per sempre la convinzione dell'invincibilità dei combattenti di Allah.

fonte: gazzettino
06/07/2006




I Serenissimi si ricomprano il tanko

S. Filippi

Il tanko è tornato a casa Contin, sotto il portico di Casale di Scodosia dove i Serenissimi l'hanno fabbricato in dieci anni, al sabato, come i muratori che si fanno la villetta quando non tirano su quelle altrui. Ma per riprendersi il trattore blindato che la notte tra l'8 e 9 maggio 1997 sbarcò in piazza San Marco, emblema di un'effimera stagione indipendentista, è bastato molto meno, dieci minuti. Un'asta veloce, 19 rilanci. Ha vinto il Cs8, Comitato di sostegno agli Otto, cioè ai Serenissimi che assaltarono il campanile simbolo di Venezia, furono processati e chiusi in cella. Hanno scucito la bellezza di 6.674,07 euro a uno Stato, quello italiano, che neppure riconoscono.
«Il popolo veneto si è riappropriato del tanko», esulta un comunicato che Geremia Agnoletti, portavoce del Cs8 e vincitore dell'asta, aveva già in tasca. I Serenissimi erano sicurissimi. In 17 giorni hanno raccolto 10mila euro in contanti e garanzie per altri 70mila. Una montagna di soldi per questo «simbolo importantissimo della storia veneta». Che verrà sistemato ed esposto come un prezioso cimelio nelle feste dei nostalgici della Repubblica di San Marco: esordio a Cittadella il 3 settembre.
L'asta è stata come il tanko, fatta in casa, davanti a più giornalisti che serenissimi. Si parte da una base di 470 euro, il valore del ferrovecchio, rilanci da 200 euro. Si balza subito a 1.500, poi 2.000, e su, su. Agnoletti liquida in fretta Lauro Coatto, segretario veneziano del sindacato di polizia Coisp, che non poteva superare i 2.200 euro: «Il segretario nazionale Franco Maccari voleva regalare il tanko al Viminale perché lo facesse circolare», spiega. Altri rilanci da un anonimo leghista vicentino sulla quarantina che si pente a cose fatte: «L'avrei regalato alla Lega, ma se avessi saputo che erano loro sarei rimasto a casa».
Il concorrente più agguerrito è Carlo Ferrarese, titolare del deposito Aci di Quarto d'Altino dove il tanko è rimasto sotto sequestro per nove anni. «Mi ero affezionato, poteva diventare quasi un marchio, ma no' sò mona a buttar via i soldi». Arriva a 5.600 euro, Agnoletti rilancia a 5.800 e stop. Aggiungi diritti, bolli e tasse, fanno quasi 6.700 euro in contanti per quello che la dottoressa Michela Marchiori, direttore dell'Istituto vendite giudiziarie di Venezia («mi raccomando, non di Mestre») definisce ufficialmente «un veicolo tipo trattore stradale a tre assi rivestito artigianalmente di placche di materiale ferroso».
Altro che carrarmato eversore. Il tanko è coperto di ragnatele, ruggine, foglie secche e favi di vespe; la bandiera di San Marco penzola sbrindellata, il cannone-idrante-lanciafiamme fa tenerezza come la targa «VT-MB-07»: Veneto Tanko Marcantonio Bragadin, settimo progetto. Ma i serenissimi gemelli Flavio e Severino Contin (il figlio di questi, Christian, pilotava il mezzo) se lo mangiano con gli occhi: «Le gomme, varda 'e gome: a prova di bomba». Sull'anteriore sinistra c'è ancora il segno di un'inutile coltellata sferrata da un carabiniere del Gis.
Ma il sogno di restaurare la Repubblica dall'Adda all'Isonzo non ha resistito come le gomme del tanko. I Serenissimi si sono spaccati: i Contin e il Cs8 da una parte, dall'altra il Veneto Serenissimo governo (Vsg) inventato da Luigi Faccia dove è confluito anche Andrea Viviani, un altro degli otto. Nel piazzale del deposito sotto il sole, le due fazioni non si parlano neppure. Per il Cs8, che nove anni fa aveva raccolto 120 milioni di lire per aiutare le famiglie degli arrestati, gli irriducibili del Vsg e il loro ideologo Luigi Faccia sono dei traditori. I duri e puri replicano con un'accusa peggiore: di essere dei mona.

fonte: ilGiornale.it
06/07/2006




Ha un proprietario il trattore modificato utilizzato nel maggio 1997 dal commando che assaltò il campanile di San Marco
Il «tanko» all’asta vale seimila euro
Il blindato torna a casa: l’ha comprato un’associazione che sostiene i «Serenissimi»


Geremia Agnoletti, presidente del Comitato sorto in aiuto degli otto «Serenissimi» che nel maggio del 1997 assaltarono il campanile di piazza San Marco a Venezia, con un’offerta da 5.800 euro si è aggiudicato a Quarto d’Altino (Venezia) l’asta giudiziaria per il «tanko», il trattore con blindatura posticcia usato dagli stessi «Serenissimi» per l’occupazione del campanile.
Il mezzo, prezzo di partenza 470 euro, è stato ceduto dopo una breve ma combattuta asta che ha visto contrapporsi ad Agnoletti un cittadino di Vicenza che avrebbe donato il mezzo alla Lega e Carlo Ferrarese, titolare del deposito dell’Aci dove dal 1997 il mezzo era in custodia per conto del Tribunale di Venezia.
L’occupazione per alcune ore del campanile di San Marco fatta dal «Veneto Serenissimo Governo», avvenne nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1997. Per asserragliarsi nella torre campanaria, un manipolo di otto nostalgici della Repubblica Veneta usò il «tanko», impiegato, con due occupanti, per presidiare la piazza. Per giungervi i «Serenissimi» sequestrarono temporaneamente un traghetto con equipaggio e passeggeri e lo fecero attraccare ad un pontile davanti piazza San Marco, dove, una volta sbarcati, gli otto diedero vita all’azione.
Il prezzo finale pagato da Agnoletti, è stato di 6.674,07 euro. Alla cifra - base di partenza 470 euro - si sono aggiunte le varie tassazioni, Iva, diritto d’asta, bolli e diritti di cancelleria, che hanno fatto lievitare la cifra dell’assegno che il presidente dell’associazione di sostegno ha dovuto staccare.
La corsa all’acquisto ha visto subito escluso il Coisp, il sindacato di polizia, pronto ad acquistare il tanko, per protesta, che ha visto i suoi 1.800 euro a disposizione immediatamente scavalcati dalla prima offerta di 2.000 euro. Ci sono voluti ben 19 rilanci per giungere alla cifra con cui Agnoletti si è aggiudicato il tanko, presentato, nel corso d’asta, come mezzo meccanico con coperture metalliche battezzato «Marcantonio Bragadin». Il tanko è targato «VT-MB-07». VT significa veneto tanko; MB sta appunto per Marcantonio Bragadin, condottiero veneziano scuoiato vivo dai turchi dopo la caduta di Cipro nella seconda metà del Cinquecento; 07 è il numero di serie. I Serenissimi idearono infatti, prima del modello usato nel 1997, altri sei esemplari.
Mentre si svolgeva l’asta, il «Veneto Serenissimo Governo» di Andrea Viviani, uno dei Serenissimi, ha vigilato rinnovando l’invito a non acquistare il mezzo e rivendicandone la proprietà. Invece ad aggiudicarselo è stata una seconda «fazione» dei Serenissimi che si riconoscono nell’associazione di Agnoletti, tanto che ad asta conclusa ad accarezzare il mezzo e rinverdire il ricordo dei 10 anni impiegati per costruirlo sono comparsi i Serenissimi fratelli Flavio e Severino Contin e Christian Contin, figlio di Flavio, che guidò il tanko in piazza San Marco.
Dunque il «tanko» è tornato a casa. Agnoletti ha confidato che per vincere l’asta aveva 10 mila euro ma che il plafond a disposizione, grazie a una colletta di simpatizzanti dei Serenissimi, era di 80 mila euro. I soldi rimasti, a restauro avvenuto, saranno restituiti ai prestatori.

fonte: l'Arena
06/07/2006




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